domenica 6 agosto 2017

GOOGLE CAMP 2017: LUCI ED OMBRE DI UN EVENTO INSPIEGABILE




I fari psichedelici del “misterioso” evento della multinazionale Google si sono spenti da poco, gli aerei privati, jet ultra-tech e yacht, hanno mestamente lasciato gli areoporti siciliani, i vip si sono salutati ad abbracci e baci. Rimane in bocca ( a loro) il mitico sapore dei favolosi menu proposti in cene milionarie all'ombra di antiche rovine, il raffinato ambiente del resort a cinque stelle da 1.500,00 euro a notte; rimane (a noi) il traffico di elicotteri ronzanti sulle spiagge, il codazzo di vetture mitiche e la cortina di impenetrabile segretezza del “summit” privato che sta diventando un must tra i vip di tutto il mondo.
Quello che colpisce è intanto la eterogeneità degli “invitati”: attori, attrici, cantanti, manager ed amministratori delegati, ma anche il capo del Fondo monetario mondiale, quella Lagarde che, sebbene stracarica di impegni, trova il tempo per partecipare in Sicilia a questo evento. Così come tutti gli altri vip, convenuti da ogni angolo del pianeta. Tutti, nella loro scintillante eterogeneità, pienamente disponibili.
Sembra che sia una “proposta” che non si può rifiutare (forse c'entrerà quella triste Sicilia del “Padrino”?).
Attenzione, non sto criticando l'evento in sé. Anzi, da buon siciliano ospitale, mi piacerebbe che tutti, proprio tutti, vip e non venissero a trascorrere qualche bel giorno in Sicilia ed il migliore augurio che potrei fare sarebbe quello di andarsene con il desiderio di tornare.
Ma Google Camp non è un ritrovo di “vecchi amici”. State attenti.
Jovanotti, persona che reputo sincera, tempo fa si fece scappare davanti ad un affollato convegno all'università di Firenze che era stato invitato ad un “summit segret...ehm privato, molto, molto esclusivo organizzato da una delle più grandi aziende del mondo”. Jovanotti accenna che lì si decideva il "futuro". Tutto in segreto.
Non è solo una questione di privacy per i vip. Né di smargiassate all'americana che affittano “in esclusiva” bellezze archelogiche per consumare il loro picnic di lusso.
No. In quel segreto c'è dell'altro.
C'è il futuro del mondo, le strategie globali economiche, lo sviluppo dell'economica, dell'energia, i flussi di denaro, c'è la “rete” mondiale che avviluppa tutto e tutti e ci tiene prigionieri nella nostra realtà satellite.
L' hi-tech, la realtà virtuale, gli investimenti milionari, lo sfruttamento delle risorse sono questioni che investono le nostre vite.
Chi decide? Loro.
Sempre Jovanotti, ma anche altri per la verità, hanno rimarcato il fatto che a questi meeting non c'è nessun politico di rilievo, nessun capo di stato. E tutti concludevano che il vero potere è quello economico non politico ( i politici sono inutili, pare sia il mantra del google camp, svelato da Jovanotti). I leader politici sono parentesi di storia, più o meno sbagliate.
Il denaro, l'informazione, l'investimento è quello che resta, il potere vero, quello che decide il futuro.
Molti si chiedono, in una logica condivisibile, del perché non viene reso noto quanto meno l'oggetto di questi “meeting”, l'oggetto "reale" e, magari, un comunicato stampa sulle conclusioni delle riunioni a cui partecipano soggetti che pilotano le multinazionali dell'economia globale.
No, non c'è neanche questo. Buio totale.
Tutti siamo rimasti fuori a guardare la vetrina luccicante dove i manichini recitavano lo spettacolo. Ma di chi ha vestito i manichini, chi li muove e perché, non ci è dato saperlo.
Viene naturale da chiedersi il perché.
Passata l'ubriacatura rimane il mal di testa.
E questo, badate bene, sarà duro da passare.
Almeno fino al prossimo Google Camp.

By Michele Barbera  

lunedì 17 luglio 2017

RIAPRE L’AVIS DI MENFI: GIORNO 14 LUGLIO LE PRIME DONAZIONI DOPO QUASI TRE ANNI!!!

Una grande notizia per Menfi ed i suoi cittadini. Una storia a lieto fine dopo che disinteresse e pasticci burocratici, con lungaggini a mai finire ne avevano decretato la sospensione dell’attività e la chiusura, per fortuna temporanea (avevamo denunciato il caso con un post del 21/10/2014).
È con immensa gioia che annunciamo, grazie all’impegno di Filippo Belmonte ed ai componenti del direttivo dell’AVIS, Sezione di Menfi, che i donatori di Menfi potranno ritornare ad adempiere all’alto dovere civico di donare il sangue.
Per scaramanzia (burocratica), non abbiamo voluto dare prima la notizia. Ma oggi è ufficiale e confermato: il 14/07/2017 i donatori hanno ripreso le donazioni nella nuova sede di Corso dei Mille.
L’AVIS di Menfi si appresta, così a rivivere una nuova stagione, dopo che tre anni fa aveva lasciato al Comune i locali di Via Volpe.
Sembrava una parabola di chiusura di un presidio del territorio, una delle tante che contraddistingue in negativo la storia della nostra cittadina, fatalmente destinata al disimpegno.
E invece no.
Filippo e gli altri ce l’hanno fatta.
Impegnandosi giorno dopo giorno, senza arretrare di un metro, portando avanti con l’ASP e la Regione il duro braccio di ferro per la riapertura della Sede.
Sembra assurdo ma così è.
L’AVIS non è certo un’associazione di profitto, non è una speculazione, non è solo “beneficienza”, è amore per gli altri: un donatore dona gratuitamente a chi ha bisogno, uno sconosciuto che riceverà dal sangue del donatore la possibilità di vivere, di guarire.
È veramente assurdo che i componenti del Direttivo abbiano dovuto lottare quasi tre anni prima di poter riaprire la sede, tre lunghi anni in cui è stato messo in discussione il patrimonio umano e sociale della sezione fondata nel 1977 dal lungimirante Gaspare Zinna, indimenticato Comandante della Polizia Municipale e filantropo. Lui, infatti, aveva deciso di creare, con alcuni amici, la sede AVIS a Menfi, affidando ai suoi concittadini il compito di salvare vite umane, donando il proprio sangue in modo anonimo e disinteressato.
Tre lunghi anni che non hanno fiaccato le energie di Filippo Belmonte e del suo staff pronto a spendersi per salvaguardare l’attività dell’AVIS.
La nuova Sede, attrezzata di tutto punto con poltrone di ultima generazione, e con ambienti ristrutturati, arredati ed accoglienti, è pronta a raccogliere la sfida di solidarietà e di umanità che ogni giorno incidenti, malattie, emergenze sanitarie pongono agli operatori.
Da più parti, e ne raccogliamo l’appello condividendolo, si vuole dedicare la nuova Sala Trasfusioni alla Memoria di Gaspare Zinna. Giriamo l’iniziativa meritoria al Direttivo AVIS ed ai Soci perché la facciano propria nell’anniversario del quarantennale di attività, un piccolo riconoscimento a chi ha saputo donare a Menfi questa grande iniziativa di solidarietà.

By Michele Barbera 

domenica 25 giugno 2017

I SIGNORI DELL'ACQUA E LA WATER ECONOMY


Solo lo 0,001 per cento della massa acquea presente sul nostro pianeta è di buona qualità e facilmente accessibile. Di contro tutte le attività umane hanno bisogno dell'acqua. La crescita della popolazione ha innalzato in modo esponenziale il bisogno di sfruttamento delle risorse idriche che, invece, hanno subito un depauperamento per via dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici.
L'acqua ha così interessato progressivamente gli appetiti dei grossi investitori, multinazionali alla ricerca del profitto, a cui il petrolio, le guerre, la fame, l'iperconsumismo NON bastano più.
Cercano nuove fonti di guadagno e da tempo commissionano studi statistici e di fattibilità sulla gestione speculativa delle risorse idriche.
Politici caproni, ignoranti e corrotti hanno aiutato ed aiutano queste multinazionali che si trincerano dietro motivazioni apparenti sulla bontà ed efficienza della “gestione privata” dell'acqua. Dietro le apparenze gli squali della finanza mondiale muovono le logiche della corruzione e del denaro per allungare le mani sulle fonti idriche.
Sì la battaglia dei prossimi anni (non secoli, non decenni) si svolgerà lì, sull' “oro blu”.
I nuovi speculatori non hanno bisogno di gestire e fomentare guerre, inventarsi nuove politiche consumistiche, speculare sull'energia o spingere sul bottone del progresso per spremere soldi dalla gente. Il loro business è sotto gli occhi di tutti: basta solo arrivare prima, saperne approfittare.
Ho litigato l'altro giorno con un sedicente ambientalista che mi parlava delle “balene” e della “caccia” e del “carbone” (alla faccia di Ciuffone Trump, il disgraziato presidente degli ancora più disgraziati stati uniti – con la lettera minuscola).
Ho litigato non perché io sia un cacciatore o sia a favore dell'utilizzo del carbone. Tutt'altro. Ho litigato perché non ci si rende conto che ogni giorno perdiamo la battaglia contro le multinazionali dell'acqua. E nelle “stanze che contano” nessuno fa una piega. Sembra quasi che non importi a nessuno.
Il vero crimine del secolo è questo: chi diventerà padrone dell'acqua, governerà il mondo. Senza se e senza ma.
Le multinazionali hanno interesse a che le risorse diventino “rare” per poi poterci speculare sopra.
Basti pensare, dalle nostre parti, alle reti idriche finite in mano a società private, con i conseguenti rincari e le repentine interruzioni di servizio: i padroni sono loro e fanno quello che vogliono. I politici e gli amministratori diventano solo dei fantocci, burattini corrotti ed incapaci.
L'uomo può fare a meno dell'auto, dell'energia elettrica, di internet e di tutte le altre cavolate. Ma non potrà mai fare a meno dell'acqua. Niente potrà sostituirla.
Quindi, per chi si impegna nell'ambiente, per il vero progresso sociale, per l'umanità la priorità è questa: salvare la proprietà pubblica dell'acqua.
Prima che sia troppo tardi.

By Michele Barbera

mercoledì 14 giugno 2017

IL COMICO E LA BALLERINA... OVVERO TE LO DO IO IL MOVIMENTO CINQUE STELLE

Ho sempre avuto una spiccata simpatia per il movimento Cinquestelle, così come per Beppe Grillo, che ho sempre ammirato per il coraggio che ha avuto – da vero comico ed umorista - di dire quello che pensa, anche se questo gli è costato per anni l'ostracismo nella “tv-di-stato”. Ancora ricordo i suoi sberleffi e le irrisioni rivolte a quei politici (socialisti, democristiani, repubblicani, etc...) che, prima ancora di Mani Pulite, avevano messo a nudo le corruttele e scoperchiato la pentola di malaffare e criminalità di cui era affetta l'intera classe politica.
Niente da dire.
Anche per la leggiadra ed eterea Virginia Raggi, ritrovatasi, come Alice nel Paese delle Meraviglie, a fare il sindaco di Roma, ho nutrito sentimenti di simpatia e di incoraggiamento.
Sappiamo tutti che governare Roma significa amministrare la più difficile città d'Italia. Una città che è al contempo, museo a cielo aperto, con un patrimonio artistico e storico unico in tutto il mondo, capitale di uno Stato, con i doveri di rappresentanza e con l'intreccio delle relazioni istituzionali necessarie al governo nazionale, enclave di uno stato particolare, come è la Città del Vaticano, una metropoli convulsa, in sempiterna fase di crescita, etc...
Sappiamo tutti che nessuno ha la bacchetta magica e che i problemi di Roma, compresa un'endemica tendenza allo sfascismo, sono atavici ed affondano le radici in una complessa tradizione storica ed antropologica, ma la eburnea e danzante Virginia non può sperare di riscattare se stessa e la sua pallida entrata in scena con una ingenua (a dir poco) lettera al Viminale dove invita a non fare entrare rom ed immigrati nella Capitale. E così sperare che si risolva il problema (o che altri risolvano il problema).
È come scrivere al Padreterno una lettera in cui lo si invita cortesemente a far scomparire la fame nel mondo.
Certo i miracoli sono sempre possibili...
Quello che i Cinquestelle non hanno capito è che quando si passa al governo, vuoi o non vuoi, finisce il tempo della protesta e comincia quello della proposta, del FARE.
Ci vuole progettualità, iniziativa, decisionismo, pianificazione, lavoro serrato, per costruire, raggiungere obiettivi, soddisfare i bisogni della gente, avere idee sullo sviluppo, creare opportunità. Poco alla volta, costantemente, giorno e notte.
Un'amministrazione deve saper rischiare, lottare per i suoi cittadini, affrontare i problemi e le questioni di petto, senza sconti o indecisiioni. Qualcuno criticherà, qualcun altro apprezzerà. Ma il decisionismo, l'azione, il soddisfacimento dei bisogni della popolazione, è quello che contraddistingue un sindaco ed il suo governo che non può essere fatto di letterine a Babbo Natale o di tremebonde comparse in TV, in cui si sventola la bandiera dell'innocenza e del “nulla-so-nulla-faccio”.
Ma senza il “FARE”, un'amministrazione cittadina diventa ombra che svanisce, fantasma di se stessa, inutile perdita di tempo.
Grillo lo sa. Lo deve sapere. Ed anche Virginia.
By Michele Barbera


sabato 3 giugno 2017

ATTENZIONE: CASI DI FRODE INFORMATICA SUL SITO DI AMAZON


Nel mese di maggio si sono verificati casi particolari di frode informatica su acquisti in siti ritenuti "sicuri", quali quello di Amazon. 
Ripercorrendo schemi abusati, che i gestori di siti, pur conoscendone i nefasti effetti per i consumatori nulla fanno per evitare, il criminale di turno si impossessa dei dati della carta di credito on line e, nel momento stesso in cui viene effettuato l'acquisto, fa spese ed ordina addebiti senza alcuna autorizzazione da parte del legittimo titolare della carta. In gergo si parla di shimming. 
Questa tecnica, come evidenziato da un sapido articolo di Repubblica.it di qualche mese fa, potrebbe essere benissimo contrastata dai gestori di siti utilizzando codici temporanei di acquisto mediante i c.d. token. Purtroppo, Amazon in testa, onde evitare di rendere più complicato il procedimento di acquisto preferiscono incorrere in qualche frode piuttosto che tokenizzare gli acquisti. Specie quando si tratta di acquisti fatti sul MarketPlace Amazon.
A rimetterci è il solito consumatore, ignaro dei meccanismi che gli hacker possiedono per violare anche i siti ritenuti più sicuri. A costui, accortosi della frode non rimane che protestare al call center del gestore della carta di credito e dare corso ad una lunga trafila (denuncia penale, reclami, comunicazioni, etc...) per riottenere l'accredito di quanto è stato rubato illecitamente. 
In certi casi, oltre al danno si aggiunge la beffa. Gli hacker, infatti, destinano parte delle somme rubate a enti di beneficenza o pseudotali, 
Ciò nulla toglie alla gravità dell'atto criminale che si concreta in un furto di denaro vero e proprio che si sarebbe potuto evitare se le grosse multinazionali che guadagnano milioni di euro dal commercio on-line prendessero le dovute precauzioni ed effettuassero controlli aggiornati e severi contro le intrusioni di hacker. 
Occorre, perciò, stare molto attenti agli acquisti anche nei siti ritenuti "sicuri" che, oltre ad Amazon riguardano l'acquisto di biglietti aerei, di abbigliamento di altri generi di largo consumo. 
Forse bisognerà abbandonare l'utilizzo della carta di credito, limitare gli acquisti on line ed utilizzare ricaricabili con pochi euro, di sicuro ne trarrà giovamento anche il bilancio familiare. Alla faccia delle multinazionali che danno in pasta gli utenti agli hacker. 
By Michele Barbera 

martedì 16 maggio 2017

SCOPERTO E DENUNCIATO UN PLAGIO AL PREMIO ZINGARELLI: "ASSEMBLAGGIO" D'AUTORE NELLA SEZIONE POESIA INEDITA


Vergogna, vergogna, vergogna.
Nella nostra Italietta dei "furbi" non mancano gli pseudo-poetucoli che si arrangiano anche per partecipare ad un concorso letterario, nella vaghissima speranza di ritagliarsi uno spazio di vanità personale effimero e menzognero. 
Probabilmente in certi (spero pochi) casi riescono a farla franca. 
In altri fortunamente no. 
E' il caso di uno pseudo-autore (o autrice) che, quale membro della Giuria del Premio Zingarelli, non posso esimermi dal biasimare pubblicamente. 
La Giuria del Premio non ha avuto remore nell'investigare sul plagio e nell'escludere ovviamente dalla competizione la "composizione". 
E' stata resa nota, dopo i risultati del Premio anche questa notizia, per scoraggiare eventuali emuli di questo asino (o asina) pennivendolo/a. 
Ecco il comunicato stampa della Presidenza del Premio: 

La nostra GIURIA ha riscontrato una poesia regolarmente iscritta al concorso che è risultata un plagio, la poesia è stata assemblata con cinque strofe tratte da poesie di autori famosi : 1° - Borges (Amoroso auspicio) – 2° – Pablo Neruda (La notte nell’isola) – 3° – Guido Gozzano (Cocotte) – 4° – Stratone di Sardi (Il bacio) – 5° Catullo Carme V (Mille baci e ancora cento).

Spero tantissimo che la brutta esperienza di questo pennivendolo/a cessi, così come anche la voglia di scopiazzare illustri autori. 
Quanto sopra, serva di sprono alle Giurie a non fidarsi troppo delle dichiarazioni di "originalità" e di non limitarsi ad una lettura superficiale dei testi. 
Essere componenti di una Giuria di un premio è sicuramente un impegno non solo culturale, ma anche di correttezza e di trasparenza nei confronti di tutti i concorrenti e gli autori che con sacrificio personale creano le loro opere e meritano tutto il rispetto dovuto ai veri artisti.
Un compito che la Giuria del Premio Zingarelli ha svolto egregiamente!
Un Augurio di Buon Lavoro agli autori onesti ed alle Giurie attente!
By Michele Barbera 

VII Concorso Internazionale di Poesia "S. Antonio Abate" - Barcellona P.G. (Me) - Scadenza 31 maggio 2017

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: 



La Parrocchia di S. Antonio Abate in Barcellona Pozzo di Gotto indice la VII edizione del Concorso Internazionale di Poesia “S. ANTONIO ABATE”, con finalità a scopo benefico.

Art. 1 - Il Concorso è aperto a tutti i poeti italiani e stranieri residenti in Italia e all’estero, purchè gli elaborati siano in lingua italiana. Ogni lirica non deve superare i 40 versi.
Art. 2 - Il concorso è articolato in 5 sezioni:
sez. A: POESIA IN LINGUA ITALIANA, edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti;
sez. B: POESIA IN LINGUA SICILIANA, edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti, con allegata traduzione;
sez. C: POESIA DIALETTALE (di tutte le regioni italiane), edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti, con allegata traduzione;
sez. D: POESIA RELIGIOSA, edita e inedita, in lingua italiana e in vernacolo, a tema: “Nella gioia del Vangelo… la Parola di vita che salva”, mai premiate ai primi 3 posti ;
sez. E: POESIA JUNIORES “Primi passi” (fino a 17 anni), edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti.
 Art. 3 - Ogni concorrente può presentare fino a un massimo di 3 componimenti poetici, non superiore ognuna ai 40 versi (eccettuato gli spazi tra le strofe e il titolo), redatte su foglio formato A4, in n. 7 copie anonime, delle quali una soltanto in busta chiusa riportante all’esterno della stessa la sezione dove si intende partecipare. La copia in busta chiusa dovrà essere firmata, completa di cognome e nome, indirizzo, recapito telefonico (anche del cellulare), indirizzo e-mail, e inserita nel plico di spedizione. E’ gradito eventuale curriculum letterario e breve biografia;
 Art. 4 – La SCHEDA DI PARTECIPAZIONE, allegata al bando, completa in tutte le sue parti, dovrà essere inserita nel plico di spedizione contenente le opere partecipanti in formato anonimo (non inserirla nella busta piccola contenente la copia completa dei dati richiesti!);
Art. 5 – Ogni concorrente può partecipare a una o più sezioni;
Art. 6 – La quota di partecipazione, a copertura delle spese di segreteria, è così suddivisa:
  • per 1 sezione: € 10,00
  • per 2 sezioni: € 15,00
  • per 3 e 4 sezioni: € 20,00
Sezione E - Poesia Juniores: GRATUITA (è gradito un libero contributo)
La quota potrà essere inviata in contanti, ben celata nel plico di spedizione, tramite versamento su carta PostPay Evolution n° 5333 1710 3827 8830, oppure con bonifico su PostPay Evolution – n° IBAN: IT31E0760105138210851010861” – CF: LQANCC80B53A638F intestato a Nuccia Aliquò - Causale: “spese segreteria 7° concorso di poesia”, accludendo copia del bonifico e del versamento nel plico con gli elaborati;
Art. 7 – Gli elaborati vanno spediti entro e non oltre il 31 maggio 2017 (farà fede il timbro postale), al seguente indirizzo: 7° Concorso Internazionale di Poesia “S. Antonio Abate” – c/o Antonino Foti, via Stretto 1° Garrisi, 23 – 98051 Barcellona Pozzo di Gotto (Me), con posta ordinaria o raccomandata A/R. In caso di smarrimento l’organizzazione non si assume alcuna responsabilità. Per agevolare coloro che sono impossibilitati o hanno difficoltà a spedire il plico per via postale, è possibile inviare le proprie opere attraverso email, all'indirizzo ninofoti59@libero.it, sempre nel rispetto del regolamento del concorso, quota da versare su postapay. (allegare scheda di adesione e copia del versamento su post pay). Gli elaborati poetici non verranno restituiti ed andranno inseriti in una eventuale raccolta da presentarsi durante la serata di premiazione;
Art. 8 – La Commissione di Giuria, composta da esponenti del panorama letterario nazionale e del giornalismo, sarà resa nota nella cerimonia della premiazione;
Art. 9 - Ad insindacabile giudizio dei membri della Commissione di Giuria, saranno premiati i primi 3 classificati per sezione. L’organizzazione del Concorso si riserva di istituire e conferire Premi Speciali, Menzioni d’Onore, Menzioni Speciali e Segnalazioni di Merito. I premi consisteranno in coppe, targhe e diplomi, con motivazioni. L’ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE sarà consegnato a chi darà conferma della propria presenza alla cerimonia di premiazione. Agli assenti (al di la dell’esito finale) sarà inviato esclusivamente su richiesta. Al PRIMO CLASSIFICATO di ogni sezione sarà offerto anche un pernottamento in hotel (compresa prima colazione) se lo stesso proviene da fuori provincia;
Art. 10 - Le opere vincitrici e premiate (escluse le eventuali Segnalazioni di Merito) saranno lette dalla nota declamatrice letteraria CLARA RUSSO (ad esclusione delle composizioni in vernacolo);
Art. 11 – La Cerimonia di Premiazione e proclamazione dei vincitori del 7° Concorso Internazionale di Poesia “S. Antonio Abate” si terrà sabato 29 LUGLIO 2017, alle ore 19.00, nel “Giardino degli Ulivi”, dietro la chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate in Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Seguirà un rinfresco con tutti i premiati e partecipanti. Nel caso di variazioni l’Organizzazione si impegnerà a dare tempestiva comunicazione;
Art. 12 – Ai vincitori e ai premiati sarà data tempestiva comunicazione (almeno 10 giorni prima della cerimonia di premiazione) a mezzo posta o telefono o email, per consentire la loro presenza alla Cerimonia di Premiazione (da confermare entro gg. 5 dalla ricevuta comunicazione). I vincitori e i premiati sono tenuti a presenziare alla suddetta cerimonia di premiazione. In caso di impossibilità per improvvisi motivi personali (malattia, infortunio…) giustificati con tempestiva comunicazione all’organizzazione, i premi saranno spediti con spese a totale carico degli interessati. E’ consentito delegare una persona di fiducia che sia presente a ritirare il premio (delega da far pervenire all’organizzazione);
Art. 13 – I concorrenti al momento dell’iscrizione accettano in toto le condizioni del presente bando. I dati personali saranno tutelati in base al D. lgs. 30 giugno 2013 n° 196/2013, e utilizzati per il corretto svolgimento del Concorso;
Art. 14 – Il bando è scaricabile dal sito: www.concorsiletterari.it. Sarà anche creato un evento su Facebook;
Art. 15 - I risultati saranno resi noti solo la sera della cerimonia di premiazione e poi pubblicati sul sito internet sopra citato e su Facebook;
 Per ogni eventuale comunicazione, richiesta e chiarimento: ■ Sig. Antonino Foti: cell. 3338471691; tel. 0909791944 email: ninofoti59@libero.it

By Michele Barbera 

INDETTO IL PREMIO LETTERARIO MACABOR 2017


Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Premio Macabor 2017:

Duemila euro di premio e cinque pubblicazioni di opere inedite


Nell’intento di rendere possibile la pubblicazione di opere inedite soprattutto a quegli autori che non riescono a trovare una casa editrice che pubblichi e valorizzi la loro opera, Macabor Editore indice la prima edizione del Premio Letterario Nazionale Macabor 2017 per l’inedito. Il concorso è costituito da un premio in danaro complessivo di 2.000 euro e prevede la pubblicazione di cinque opere inedite di narrativa, poesia, saggistica e teatro.
Queste le sezioni a concorso:
A - Poesia inedita in italiano a tema libero - Premi: 1° Classificato Euro 1000; 2° Class. Euro 600; 3° Class. Euro 400; B - Silloge inedita di poesia ( minimo 20, max 50 poesie) - Premi: 1° Classificato: Pubblicazione dell’opera (20 copie gratuite all’autore); C - Raccolta inedita di racconti ( minimo 7, max 20 racconti) - Premi: 1° Classificato: Pubblicazione dell’opera (20 copie gratuite all’autore): D - Romanzo inedito ( minimo 30, max 200 cartelle) - Premi: 1° Classificato: Pubblicazione dell’opera (20 copie gratuite all’autore); E – Libro inedito di saggistica ( minimo 20, max 200 cartelle) - Premi: 1° Classificato: Pubblicazione dell’opera (20 copie gratuite all’autore); F – Testo teatrale inedito ( minimo 10, max 100 cartelle) - Premi: 1° Classificato: Pubblicazione dell’opera (20 copie gratuite all’autore).
Le opere devono essere inviate entro il 7 giugno 2017.
La cerimonia di premiazione si svolgerà in Calabria nella prima settimana di ottobre.
Il bando completo del premio si può scaricare dal sito della casa editrice http://www.macaboreditore.it/home/index.php/9-news-eventi/4-premio-letterario-nazionale

Macabor Editore


By Michele Barbera 


giovedì 4 maggio 2017

IL RAPPORTO FRONTEX 2017: ACCUSE, IPOCRISIE E MENZOGNE SULL'AFFAIRE DEI MIGRANTI, CHI NE APPROFITTA



Ebbene il rapporto FRONTEX, da cui trae le mosse il Procuratore Zuccaro esiste ed è pubblico.
Chiunque lo può consultare (almeno sin tanto che lo tengono pubblicato sul sito).
Il rapporto esiste e non è tranquillizzante. Tutt'altro.
A pag. 34 si legge: Apparently, all parties involved in SAR operations in the Central Mediterranean unintentionally help criminals achieve their objectives at minimum cost, strengthen their business model by increasing the chances of success.
Che tradotto (scusate il mio pessimo inglese) fa così: "apparentemente tutte le parti coinvolte nelle operazioni SAR nel Mediterrano Central aiutano involontariamente i criminali a raggiungere i loro obiettivi al minimo costo, rafforzando il loro modello di affari con un incremento delle probabilità di successo".
Ed ancora, This is not a new strategy, but the scope of the problem is alarming. (questa strategia non è nuova, ma la portata del problema è allarmante).
Poco prima, nell'illustrare il crescente sfruttamento a livello criminale delle rotte nel Mediterraneo centrale, il rapporto afferma che  it transpired that both border surveillance and SAR missions close to, or within, the 12-mile territorial waters of Libya have unintended consequences (si è verificato che le operazioni di sorveglianza dei confini e le missioni SAR vicino o dentro le dodici miglia delle acque territoriali libiche hanno avuto conseguenze impreviste).
Da ultimo, FRONTEX specifica che Since June 2016, a significant number of boats were intercepted or rescued by NGO vessels without any prior distress call and without official information as to the rescue location. NGO presence and activities close to, and occasionally within, the 12-mile Libyan territorial waters nearly doubled compared with the previous year, totalling 15 NGO assets (14 maritime and 1 aerial). In parallel, the overall number of incidents increased dramatically.
(dal giugno 2016 un significativo numero di barche sono state intercettate o soccorse da navi  ONG senza alcuna preoccupazione, senza precedente avviso (chiamata) e senza dare informazioni ufficiali sulla località di soccorso. La presenza e l'attività delle ONG, vicine ed occasionalmente dentro le acque territoriali libiche, dodici miglia, è quasi raddoppiata rispetto all'anno precedente; per un totale di 15 asset ONG (14 marittime e 1 aereo). Parallelamente, il numero degli incidenti è aumentato drammaticamente).
Ecco il link al rapporto completo ed originale:
E' necessario indagare, e subito. I risvolti di questa situazione sono davvero imprevedibili ed a farne le spese sono sopratutto loro i migranti, vera e propria carne da macello, o, meglio, un business, gestito in modo crudele e senza scrupoli da criminali che "sfruttano" anche la presenza (ingenua o no è tutto da vedere) delle ONG.
Le indagini debbono essere svolte senza ipocrisie inutili e con la gravità del caso, se necessario con l'intervento delle organizzazioni non solo europee ma anche mondiali. 
Nessuno ha il diritto di speculare sul traffico di vite umane.
By Michele Barbera


venerdì 28 aprile 2017

LETTURE E RECENSIONI: "A 'CCU APPARTENI?" DI GREGORIO VIVIANI

La Storia non è fatta solo di battaglie, guerre, morti e rivoluzioni. La Storia ha spesso il sapore delle cose comuni, dei piccoli fatti quotidiani, delle moltitudini silenziose che attraversano ed intersecano con la loro vita, un territorio, segnandone e marcandone la peculiarità antropica. Così l'uomo vive intessendo con il territorio, con il suo habitat una relazione personale destinata a sopravvivergli, costituendo la Tradizione e la Memoria di un popolo. Nasce così il genius loci, quella particolare antropomorfizzazione della coscienza collettiva che rende la realtà Mito, ed il ricordo Storia.
Gregorio Viviani
La lezione dei grandi storici che da secoli raccolgono la memoria dei popoli e degli eventi, offre un taglio particolare quando riguarda uno spicchio di territorio, fatto non solo di cose materiali, ma anche e sopratutto delle peculiarità umane che lo hanno abitato, del ricordo delle tradizioni, dei fatti che rendono quel territorio unico. 
La storia, diceva un grande filosofo del secolo scorso, può guardarsi con il cannocchiale o con il microscopio ed in tutti e due i modi si rimarrà affascinati dalla ricchezza delle proprie scoperte. 
Gregorio Viviani, un illustre figlio di Menfi, da anni ha preso il mano il microscopio, passando in rassegna la storia del quotidiano, il "cuntu" del curtigghiu, le filastrocche inventate e tramandate a memoria dai nonni ai nipoti, fino ad incesellare le 'ngiurie, i soprannomi che designano una famiglia, in una carrellata di aneddoti, ricordi ed immagini fotografiche che rendono viva la memoria di Menfi e la restituiscono alle generazioni future. 
Gregorio riceve il riconoscimento
di Custode della identità territoriale 
Il suo almanacco - A 'ccù apparteni - nel 2017 è giunto alla ragguardevole e considerevole meta della undicesima edizione, stampato in migliaia di copie, distribuite gratuitamente grazie all'illuminato mecenatismo degli sponsors. Quest'opera è diventata ormai una pietra miliare di chi voglia confrontarsi con la tradizione storica popolare della Città di Menfi. Sebbene il filone della storiografia menfitana sia particolarmente nutrito, ricordiamo Santi Bivona, il maestro Piazza, Gioacchino Mistretta, il commendatore Bilello, Rocco Riportella, il dottore Nino Bondì e tanti altri che si sono prodigati a custodire e tramandare le origini, le tradizioni ed il vissuto storico del centro abitato belicino, l'opera di Viviani si distingue certamente per la freschezza, l'originalità e la genuina spontaneità che la fa rassomigliare a certi scritti di Pitrè, con la certosina attenzione di chi ha svolto con passione le ricerche e di chi vuole essere testimone attento, non semplice spettatore, di quel grande teatro che è la storia popolare, della quale con orgoglio rivendica la propria appartenenza.
Complimenti al nostro Gregorio Viviani, anche perché con la sua opera ha ottenuto il meritato riconoscimento di "Custode della identità territoriale",  ed un augurio di mille altre edizioni del suo prezioso almanacco.
By Michele Barbera 

lunedì 10 aprile 2017

IL DONO DELLA VITA E LE FALSE GUERRE DI RELIGIONE


Spesso si ammazza in nome di Dio. Si commettono ingiustizie in nome di Dio, ma questo non ha niente a che vedere con il senso profondo della vita che Dio ci ha dato.
Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la Pace e Profeta della Non violenza.
Non abbiamo giustificazioni: ebrei, cattolici, cristiani, ortodossi, musulmani, induisti e chiunque altro creda che vi sia un Essere eterno, perfetto, Creatore di questo Universo.
Non esistono guerre di religione, non è lecito uccidere in nome di Dio.
Non è religione, quella per cui si uccide, è intolleranza religiosa, fanatismo, terrorismo, bestemmia, in cui l’uomo si autoelegge a padrone della vita e della morte degli altri. È blasfemia vigliacca ed oscena.
La storia ci ha insegnato che tutte le guerre NON hanno mai avuto alcun senso. Sono guerre di distruzione, predazione, di conquista, di invasione, di soppressione di diritti umani e civili. Guerre di morte che alla fine hanno lasciato piste rosse di odio e di sangue tra individui che vivevano come fratelli, prossimi l'uno all'altro.
Le guerre sono bestemmie e lo sono ancora di più se ammantate da pseudo motivazioni religiose o da dottrine fuorvianti e deliranti.
Nessun credo religioso o filosofico può rendere lecita l’uccisione di quel prossimo che dovrebbe migliorare o, al più, convertire.
Non confondiamo il peccato degli uomini con una qualità o comandamento divino.
Non uccidere. Questo è stato detto. 
Uccidere è da bestie. E per l’uomo lo è ancora di più perché l’uomo è cosciente del gesto e possiede l’intelligenza necessaria per comprendere l’abominio e la nefandezza del privare la vita un altro essere umano.
Nessun paradiso accoglierà mai chi uccide il prossimo.

By Michele Barbera 






sabato 1 aprile 2017

LA GUERRA MONDIALE 3.0: BATTAGLIE CIBERNETICHE ED IL VANTAGGIO DELLA RUSSIA

Un fantastico Risiko virtuale: dove le battaglie corrono sul filo del web, le “truppe” percorrono migliaia di chilometri nei fasci di fibre ottiche, per creare confusione mediatica, spiare, depistare, sconvolgere assetti finanziari, economici, politici. Non conviene troppo scandalizzarsi, se non per il fatto che queste “battaglie” virtuali hanno effetti molto, ma molto reali. E sono vere, purtroppo.
Date agli USA un Presidente come Trump ed avrete conquistato l’America. Un presidente come Ciuffone Trump, cocciuto come un asino ed acuto come una talpa miope, è il massimo che Faina Putin, dall’altro lato del tavolo da gioco, poteva chiedere. Un presidente che sicuramente ha contribuito a far eleggere, sconfessando tutte le previsioni.
Putin, freddo, glaciale, gerarca nazionalista ed assolutista sino al midollo, stratega senza scrupoli né remore, da quando è al potere ha allargato la Russia e non soltanto come sfera di influenza, ma fisicamente, come territorio. Basti pensare all’Ucraina, alla Siria. E da tempo ha fatto un pensierino pure sulla Turchia.
Putin ha compreso che i tempi sono cambiati e le guerre non si fanno e non si vincono solo con gli eserciti. Occorre qualcosa di più. Bisogna insinuarsi nel sistema informatico del nemico, deviare opinioni, creare consensi, suscitare scandalo. Veicolare informazioni fasulle, hackerare banche dati e sistemi di corrispondenza. Per poi colpire al momento opportuno.
Destabilizzazione. Questa è la parola chiave. Che Ciuffone Trump, tutto preso a mostrarsi i muscoli allo specchio, non ha capito.
Putin non vuole invadere l’America. Perché l’ha già fatto. Se i suoi servizi informatici sono in grado di influenzare le opinioni politiche della maggioranza (o quasi) degli americani, il gioco è fatto. Il gigante americano ha iniziato a corrodersi dall’interno.
E Putin è là che aspetta. Pronto a rinfocolare la guerriglia nel Medio Oriente o finti colpi di stato in Turchia, per poi presentarsi come pacificatore, alleato, tutore. Ed il gioco sta tutto dalla parte della Russia.
È una guerra fatta di bombe invisibili, ma non per questo meno spietata, di cannonate informatiche, ma gli effetti sono reali, verissimi, concreti: crisi economiche, consenso deviato, invasioni con pseudo-aiuti di territorio, formazioni terroristiche che colpiscono in modo randomizzato l’Occidente. Il vecchio continente diviso ed in fibrillazione. I movimenti populisti grassi di convinzioni e frasi fatte che, da imbecilli patentati e falliti nella vita reale, osannano le loro idee da “nano-cervelli”, pronti a governare con la loro presunzione da razzisti incapaci per prendere il posto a classi politiche da circo, fatte da imbroglioni, bugiardi ladri e parassiti.
Ed, in questo momento, Ciuffone Trump è quanto di peggio gli Stati Uniti ed il mondo occidentale potevano avere: l’uomo sbagliato, al posto sbagliato, al momento sbagliato.

By Michele Barbera 

mercoledì 29 marzo 2017

UNA DONNA SEPPELLIRA’ L’ISLAM ESTREMISTA, OVVERO LA RIVOLUZIONE PASSA DAL BURQA

Diciamocelo pure: è dura abbandonare certi stereotipi, come quello della donna debole e sottomessa. E quando non basta il pregiudizio, o qualche "acuta" prescrizione divina, allora si fa strada la violenza, bestiale e feroce, per ristabilire una supremazia fra sessi che non c’è mai stata realmente. O, se lo è stata, non è mai stata rassegnata. Le grandi rivoluzioni della storia dell’umanità sono sempre state contrassegnate, checché se ne dica, da grandi figure femminili.
Nell’Islam, la religione fondata da Maometto il 27 del mese di ramadan dell’anno 610 d.c., le donne hanno vissuto una condizione inferiore, dettata più dalla “interpretazione” del Corano che dalla lettera del Corano stesso. Lo scrittore e studioso del Corano Hamza Roberto Piccardo afferma che L’uomo e la donna sono due realtà complementari imprescindibili l’una dall’altra. Se così non fosse, Allah (gloria a Lui l’Altissimo) non avrebbe formato Eva dalla costola di Adamo, avrebbe fornito entrambi i generi di apparati riproduttivi completi ecc. Poi, però, si perde, affermando che, comunque, “l’uomo è superiore”. Punto. Diciamo piuttosto che l’uomo ha ammantato la sua supremazia adducendo anche le “illuminazioni” religiose a pretesto.
Ma ciò non ha impedito, nel mondo islamico, alle donne di conquistare gli spazi pubblici e la leadership che per secoli le è stata negata. E non sto parlando di Rawya Ateya, eletta nel 1957 al Parlamento dell'Egitto, prima parlamentare donna del mondo arabo o di Benazir Bhutto, primo ministro del Pakistan dal 1988 al 1990 e dal 1993 al 1996, né di Tansu Çiller, primo ministro della Turchia dal 1993 al 1996 o di Megawati Sukarnoputri, presidente dell'Indonesia dal 23 luglio 2001 al 20 ottobre 2004.
Sto parlando di una rivoluzione che parte dal basso, dalla donna comune che rivendica il suo ruolo e la sua libertà sia come individuo che nella conduzione della società.
Così come nel caso di Teegan, figlia 18enne dell’attentatore Khalid Masood che si è rifiutata di obbedire agli ordini del padre: convertirsi all'Islam e indossare il burqa. In polemica con il 52enne killer di Westminster, la ragazza si è presentata ad una serata per studenti con un abito scollato.
In questo semplice gesto sta una forza scatenante che da sola può sconfiggere realmente ogni estremismo radicale. Più degli eserciti. Più delle bombe. È la forza delle idee, del buon senso, dell’essere liberi e rispettare, al contempo, la libertà degli altri. E questo a dimostrazione, ancora una volta, che il futuro dell’Islam è sempre più donna. Brava Teegan!

By Michele Barbera

domenica 5 marzo 2017

LETTURE E RECENSIONI: LA VICENDA DI MONS. GIANDOMENICO FALCONI – PRELATO DI ACQUAVIVA E DI ALTAMURA di LUCIANO ROTOLO


La preziosa opera di ricerca storica di don Luciano Rotolo, confluita in quest’opera ha come significativo sottotitolo “Un Vescovo e  un patriota nella bufera dell’invasione piemontese”.
La storia la scrivono i vincitori, si sa, e non è dato conoscere un’eccezione a questa regola. Già l’Antica Roma aveva istituzionalizzato la damnatio memoriae, come pena riservata al traditore – vero o presunto – le cui gesta o la cui persona non meritasse neppure il ricordo, una condanna all’oblio che si traduceva nella distruzione fisica di tutto ciò che ricordasse o potesse costituire memoria del condannato.
Giandomenico Falconi divenne vescovo di Acquaviva e Altamura a furor di popolo nel 1848 e la sua nomina fu confermata prima dal Pontefice Pio IX e poi dallo stesso Re Ferdinando II. Il legame con il Pontefice e con il Sovrano di Casa Borbonica costituirono un saldo punto di riferimento per Falconi che si prodigò in modo eccezionale verso il popolo che lo aveva acclamato propria Guida spirituale. Ma non bastarono le opere di filantropia, una fervida attenzione per le esigenze del popolo, l’ortodossia spirituale e l’attaccamento al Pontefice  ed un vivido spirito di Patria, a salvarlo dalla epurazione che la conquista piemontese operò nei territori del Regno delle Sue Sicilie.
E non fu azione solitaria dell’ormai riconosciuta azione anticlericale del solito Garibaldi, strumento acconcio nelle mani di fini strateghi, quanto piuttosto una sistematica politica di destituzione e di delegittimazione delle gerarchie ecclesiastiche che potevano in qualche modo essere fedeli o al Re Ferdinando II o al Papa Pio IX, entrambi obiettivi della politica espansionistica che condusse alla invasione cruenta del Regno delle Due Sicilie e dello Stato Pontificio.
Come tanti altri Vescovi, Mons. Falconi fu costretto all’esilio coatto, ad abbandonare la Diocesi per cui poteva essere, e lo era, un punto di riferimento imprescindibile.
Nel volume di Luciano Rotolo una parte centrale ed originale riveste il testo della Lettera Pastorale, redatta da Mons. Falconi il Venerdì Santo del 1861, dalla sede dell’esilio e pubblicata dal periodico “L’Unità Cattolica” nello stesso anno in un supplemento al n.22. In questo documento storico eccezionale, recuperato di recente grazie alla ricerca di don Luciano Rotolo, il presule non esita a denunciare la minoranza facinorosa che lo ha perseguitato, volendo colpire in lui la sua azione pastorale, ma –altresì – sullo sfondo del complesso scenario storico, manifesta la sua aspirazione ad una profonda opera di pacificazione sociale, improntata alla vera libertà: “…non è libertà quella che mena a sfogare gli odi, le vendette ed i rancori. …”, la vera libertà sta “…nel far trionfare la ragione, il diritto, la giustizia…”, concludendo in un afflato mistico che “Ubi Spiritus Domini, ibi libertas”.
Luciano Rotolo riporta l’interrogativo di Nunzio Mastrorocco, storico pugliese, il quale chiede in una sua ricerca, ancora influenzata dai pregiudizi ufficiali, se “potrebbe essere stato il Falconi un grande Prelato, malgrado tutto quello che si è scritto di lui in funzione di un eccessivo liberismo e cieco anticlericalismo che caratterizzava quel momento storico?»
A questa domanda l’opera del sacerdote Luciano Rotolo risponde senza sì e senza ma, con dovizia di argomentazioni storiche e di reperti inconfutabili: Mons. Falconi, ed assieme a lui, tanti altri, fu “vittima simbolica”, colpito nella sua innocenza solo per essere stato fedele al suo popolo, al suo Re e, soprattutto, al suo Papa, travolto dalla “bufera” dell’invasione piemontese.
By Michele Barbera 

sabato 25 febbraio 2017

TRUMP, OVVERO DELL’AUTODISTRUZIONE





Eletto Presidente quasi per caso (se è vero quello che lui ha detto a Berlusconi e se è vero quello che dicono tutti), Ciuffone Trump è diventato un simpaticone: ci ha insegnato che si può governare gli Stati Uniti (l’America per eccellenza) come se si giocasse a Risiko o a Monopoly. Ed il muro lo faccio anzi no, dazi a manata, strappo dei trattati, un missile qua, no, mi piace là. E Putin lo voglio, no, non mi piace. E la Cina stia attenta. Ma perché? In fondo siamo amici. Grandi idee, sicuro, forse non ben chiare.
Non che in Italia siamo messi meglio. La politica, ahinoi, ci ha abituati ai voltagabbana, agli opportunisti, agli avventurieri ed agli apprendisti stregoni, ai profeti del giorno dopo ed alle congiure del giorno prima.  
Ma in America è diverso, è tutto più grande, più fantastico. 
Debbo dare ragione a quel buon uomo che disse l’America è come un grande stomaco: digerisce di tutto. Pure un Presidente pasticcione alla Casa Bianca. Einstein catechizzò che Dio non gioca a dadi con l’universo. Ecco, a Trump quell’Einstein gli deve stare sulle scatole. Meglio fare un po’ di casino e, pazienza, se poi finisce come ad Atlantic city ed è costretto a chiudere i battenti. Per l’intanto, divertiamoci, mettiamo paura agli altri, cavoli, godiamocela un po’ la Casa Bianca.  
Ciuffone Trump è, pure, in grado di cancellare l’effetto serra, l’inquinamento atmosferico (vuoi mettere il sano smog delle metropoli?) e pure quegli antipatici dei messicani. Una vera e propria idiosincrasia. Forse avrà avuto qualche governante messicana che non gliel’ha data o un giardiniere che potava male le rose.
Simpaticone quel Ciuffone Trump. Anche per come rimbrotta la moglie davanti a mezzo mondo. Ma si sa le donne non ne capiscono nulla di politica, che vuole quella di più dalla vita che essere la moglie (la terza, che a chiamarla “first” lady Ciuffone si mette a ridere) di lui, di Ciuffone Trump? Ed allora dovrebbe starsene a tranquilla in qualche beauty e non ocheggiare dietro di lui. Già. 
Lui sì, Ciuffone, che di donne se ne intende.
L’America sarà anche un grande stomaco. Ma speriamo che evacui presto. Altrimenti qualcuno dovrà darle un lassativo.
By Michele Barbera

martedì 21 febbraio 2017

TASSARE I ROBOT? MEGLIO TASSARE I PROFITTI DEI SUPER RICCHI



L'arciplurimiliardario Bill Gates invoca la tassazione sui robot perché (lui dice) tolgono lavoro agli esseri umani, in virtù di una "equiparazione" secondo cui il lavoro di un robot deve essere equiparato a quello di un essere umano. E perciò deve essere tassato. Una boiata pazzesca. 
Un uomo che lavora ha una sua identità, una sua persona, può infortunarsi, può avere una famiglia, altri interessi oltre il lavoro. Ha necessità di servizi come la scuola, la sanità, la previdenza. Ha dei passatempi, può leggersi un libro o scrivere un post su un blog.
Un uomo non è una macchina che si sfascia e si ripara. Una macchina non ha bisogno di dormire, di giorni liberi, ferie o tempo per svagarsi. 
Un uomo sì e Bill Gates non mi convincerà mai del contrario. 
Semmai, tassiamo i "super profitti", a Bill Gates in primis, quelle rendite parassitarie che derivano dall'uso subdolo di internet e dei software, liberiamoci da quelle gabbie economiche che estorcono soldi ai consumatori con truffe legalizzate o dai trucchi come l'obsolescenza programmata di elettrodomestici o apparecchiature che invogliano alla sostituzione immediata ed al super consumismo. 
Ci sarebbe lavoro anche a riparare le macchine, piuttosto che ingrassare le multinazionali, cambiando la lavatrice ed il frigorifero ogni due anni.
Miliardi e miliardi di dollari che maturano con un clic, grazie ad algoritmi parassiti ed a programmi fishing che sfruttano l'iperconsumismo. 
Quelle di Bill Gates sono lacrime di coccodrillo.
Sono i "superprofitti" che scatenano le disuguaglianze sociali, le guerre, i conflitti. E' la corsa al potere, alla ricchezza, al benessere. Vige solo una regola: quella del più forte. E del più avido.
Superprofitti non correlati a lavoro o a investimenti  ma solo a furbizie informatiche, a trappole tecnologiche, sfruttamenti di risorse in modo sregolato ed a sperequazioni favorite dal "libero" (si fa per dire) mercato.
E quando questo non basta a soddisfare l'avidità dei padroni del denaro, ecco una crisi finanziaria che divora risparmi e futuro del popolino ignorante, per renderlo ancora più schiavo dei suoi bisogni: ma tranquilli, il denaro non si è volatilizzato, ma solo trasferito di mano, inghiottito dalle capaci tasche degli speculatori.
Ora i supermiliardari del mondo hanno paura, paura di perdere il controllo di quei meccanismi sociali e politici che garantiscono la loro ricchezza e cercano alibi paranoidi che non hanno. 
Eppure basterebbe ricreare le condizioni di sviluppo locale, senza colonialismi economici e fare a meno di globalizzazioni senza regole e, sopratutto, basterebbe vietare (e lo si potrebbe fare) i superprofitti e le rendite parassitarie: miliardi di dollari generati dalla disperazione e dallo sfruttamento dei poveri. Questo sì che sarebbe rispettoso dell'uomo e si potrebbe realizzare. Basta volerlo.
By Michele Barbera  

domenica 19 febbraio 2017

UNA STORIA, LE STORIE


E' difficile a volte cambiare. Ma senza cambiamenti non si scrive la storia, nessuna storia. A volte, magari, si torna con la mente al passato, con i ricordi, le memorie. Ma nessuno può fermare quel fiume immenso che è il progresso storico, umano e sociale: e quando ci illudiamo di essere fermi, proprio in quel momento la corrente ci strascina oltre, ancora più avanti, inconsapevolmente.
Così anche noi - nel nostro piccolo - sentiamo a volte l'esigenza di cambiare, e non è semplicemente una questione di moda. Piuttosto, di allargare orizzonti, confini, idee. 
E ciò nell'intento di captare l'onda lunga della coscienza collettiva, della sensibilità che ci fa vedere l' "oltre", al di là degli schemi, dell'informazione precotta e delle idee congelate. 
Questo blog, ormai, non è più mio, o, meglio non è solo mio; e quasi mi seccherebbe che lo fosse. 
Spesso mi è capitato di avere un dialogo dietro le quinte con i miei lettori, ogni tanto ricevo idee, suggerimenti, riflessioni di un pubblico che non sapevo e che mi lusinga di avere. 
Ora ci sono i miei "ragazzi" (chiamarli redazione proprio non si può). Hanno dato una spinta creativa al blog, riservandomi l'onore di "non mettermi da parte". 
E' utile il confronto con i più giovani, con chi ti vede allo specchio. 
Così l'altra sera in pizzeria, è venuta fuori l'idea di raccontare nel blog "un'altra storia". 
La nostra storia, senza pretese, né paura. Una storia che riteniamo importante, scritta con i libri, con la cronaca, con la libertà di chi non deve rendere conto a nessuno se non alla propria coscienza. Non abbiamo pretese di verità, ma di libertà. Nel rispetto degli altri, ma senza timori reverenziali. Con il gusto per l'inedito o l'inusuale. 
Informazione piccola, locale, ma anche momenti di pensiero collettivo, sui grandi eventi e su ciò che per noi conta. 
I post continueranno (almeno per ora) ad avere la firma del "sottoscritto, personalmente di persona", ma dietro avranno le idee, la creatività, dei miei strani, geniali ed "anonimi" (almeno per ora) sponsor. 
Un saluto a tutti, con l'augurio di avervi sempre come lettori, e vi assicuro che sarà tutta "un'altra storia". 
By Michele Barbera 

giovedì 16 febbraio 2017

NON GIUDICATE QUELLA MADRE


La vicenda triste di Lavagna, con il giovane che si è suicidato perché sorpreso con l'hashish, davanti agli occhi della Guardia di Finanza che stava perquisendo la casa e davanti gli occhi della madre, ci insegna molto. Ci insegna a non fidarci delle apparenze, perché non è stato un controllo casuale, ma è stata la madre a chiamare gli agenti, perché non c'era altro modo e non sopportava più di vedere suo figlio quindicenne soffocare tra le spire di quel maledetto mostro chiamato droga. Ci insegna a non fidarci di chi vuole che le droghe siano liberalizzate, che le distingue tra leggere e pesanti, che non legge negli occhi del drogato il dramma di un'esistenza perduta già a soli quindici anni. Ci insegna ad amare il coraggio di una madre che davanti la bara del figlio trova la forza per denunciare che lo “sballo” è qualcosa di profondamente sbagliato, che non porta da nessuna parte, che è un atto contro la vita. Ci insegna ad apprezzare la vita, che intorno a noi c'è un mondo che merita di essere esplorato, vissuto, che nessuna difficoltà può essere tanto grande da farci rifiutare i nostri errori e le nostre mancanze. La vicenda di Lavagna ci insegna che la famiglia non è un foglio anagrafico, ma un luogo di incontro e di scontro, un qualcosa che si costruisce ogni giorno e che cresce assieme a noi, anche con i nostri sbagli e con le critiche degli altri. Un luogo dove il silenzio può essere il peggiore dei mali. Dove chiedere aiuto, trovare rifugio, che significa anche ammettere i propri errori, sicuri che troveremo conforto e che prima ancora della pena arriverà il perdono. Significa anche che essere genitori e figli non è vivere a compartimenti stagni, ma essere vasi comunicanti, che lo si voglia o no e che quel che succede ad uno lo vivono anche gli altri. La vicenda di Lavagna insegna molto, anche che l'amore di una madre è il più grande dono che possiamo ricevere e rifiutarlo è il peggiore dei mali, anzi, è il rifiuto stesso della vita.
By Michele Barbera  

mercoledì 8 febbraio 2017

L'EURO? NON MI PIACE, MA ME LO TENGO

E' inutile. Decisamente noi italiani non ci sappiano fare con le “decisioni storiche”. Se guardiamo al recente passato o anche prima, le scelte di politica strategica, specie quelle internazionali, non fanno per noi. Ci lasciamo coinvolgere e stravolgere: dalle passioni, dagli entusiasmi facili, senza considerare conseguenze e, sopratutto, senza essere adeguatamente preparati.
Così è stato per l'euro.
Abbiamo aderito con una faciloneria che rasentava la dabbenaggine: risparmi dimezzati, prezzi raddoppiati, un'inflazione reale che nei primi due anni ha divorato l'economia del Paese, sino a ridurlo all'osso.
Non eravamo preparati. Già. Facile dirlo con il senno di poi. Però è anche vero che i nostri governanti (quelli delle decisioni storiche) non hanno fatto nulla per impedirlo.
E' anche vero che una moneta in sé non è buona o cattiva. Ma un pessimo cambio, sì. Ed è vero che fra i paesi area Euro esistono ancora tensioni monetarie interne, quello che una moneta unica avrebbe dovuto estinguere. E' il famigerato spread. In pratica noi emettiamo titoli alla pari con l'ex “marco tedesco”, sui quali – però – paghiamo interessi italiani. Questo perché i titoli del debito pubblico sono diversi da Paese a Paese. Ogni paese emette i propri ed ogni paese paga gli interessi che il mercato richiede: più titoli emette, più gli interessi si alzano, più i tedeschi sbraitano contro il debito pubblico italiano.
Ora, sull'onda della Brexit, tutti vogliono tornare alla lira. Al solito, un'altra “decisione storica” a cui vogliamo credere con l'entusiasmo di bambini che si trovano di fronte un lecca lecca gigantesco pieno di coloranti, conservanti ed additivi: lo vogliono a qualsiasi costo, anche se dopo staranno male.
Intanto, va detto che la Gran Bretagna ha mantenuto la sovranità monetaria e non ha mai aderito all'euro. I vincoli che lei ha con l'Unione Europea sono di mera natura contrattuale. Paradossalmente, la Gran Bretagna ha sfruttato l'Unione divenendo sede – con un regime fiscale favorevole – di importanti multinazionali ed ospitando nel listino di borsa titoli di tutto il mondo. Ma anche la Gran Bretagna ha subito l'onda lunga di una crisi economica provocata dallo scollamento tra l'economia finanziaria (basata sul nulla) e l'economia reale (contrazione della produzione, rottura degli equilibri medio-orientali, emigrazione africana, etc...). Anzi, Londra è stata una delle capitali della crisi finanziaria. La reazione più semplice è stata quella di tagliare drasticamente i fattori esterni, per concentrarsi su un consolidamento interno. Ed ecco la Brexit, che non è stata una volontà di quattro bifolchi, ma un'attenta scelta di politica economica. Che si attuerà nel tempo e dando alla Gran Bretagna tutti i comodi opportuni.
Per l'Italia o la Francia, la questione sarebbe diversa. Sono subalterne (più l'Italia) di un'economia forte, la Germania, che ha utilizzato l'euro come un panzer per conquistare i mercati europei. La sovranità monetaria è stata azzerata, il debito pubblico ci flagella e lo spread è in mano ai bankster che speculano sui tassi di interesse.
E' chiaro che se la Francia o l'Italia uscissero dall'euro, la moneta unica non avrebbe più senso. Ma i contraccolpi sarebbero gravissimi.
I vantaggi dell'euro sono stati: la facilità degli scambi, una moneta unica per pagare le risorse energetiche, il contenimento di inflazione e quindi, la sostanziale stabilità dei prezzi e la scarsa volatilità relativa dei mercati. L'euro ha saputo persino fare fronte ad una crisi gravissima, quella greca, che rischiava di trascinare nel nulla una nazione.
Per uscire dall'euro bisognerebbe prima rafforzare l'economia interna, equalizzare il prelievo fiscale ed il costo del lavoro, rendendo appetibile l'investimento industriale in Italia, sviluppare un'autarchia energetica con le rinnovabili tale da metterci al sicuro da “ricatti” energetici, insomma creare i presupposti virtuosi di un'economia forte. Ma a quel punto sarà conveniente tenercelo l'euro.
Altrimenti, sarà il caos, con tassi di interessi alle stelle, moneta deprezzata ed inflazione a due cifre. Non dimentichiamo il sistema industriale, che abbiamo preferito “vendere” o dislocare all'estero. La vera sfida economica per il futuro è quella di ricreare la nostra economia produttiva, limitando e regolando le speculazioni finanziarie ed i virus bancari. Questo è il nostro reale banco di prova: ricostruire l'economia italiana. E questo euro o non euro.
By Michele Barbera

lunedì 16 gennaio 2017

DELL'AMICIZIA SU "FACEBOOK", OVVERO IL MONDO E' BELLO PERCHE' E' VARIO


Umberto Eco aveva una sua teoria su Facebook. Probabilmente aveva ragione. 
Il fatto è che non possiamo impedire a nessuno di dire la propria. Così è per gli "amici". Così è per l'ISIS. Così è per il M5S o per Forza Italia o per Matteo Renzi. Così è per alcuni squilibrati che postano tutto ed il contrario di tutto e sparano "ad alzo zero" su tutto e tutti. 
Ci voleva una sentenza della Corte di Cassazione penale per ricordare che Facebook non è il nostro diario privato o il nostro confessore?
A volte non ci si rende conto che quello che si scrive (in piena libertà) ovviamente non è un semplice sfogo privato, ma un "manifesto", uno stato che - se non è limitato - è accessibile a chiunque. 
Una volta si parlava di "netiquette", una sorta di autocensura e di buona educazione che avrebbe dovuto limitare "strafalcioni" ed offese varie, oltre che la diffusione di "balle stratosferiche" che solo a leggerle viene da ridere. Ora si parla di censura e se qualcuno critica qualcosa o qualcuno, il rimedio è l'ostracismo, con conseguente "offesa" dell'amico cancellato. Dobbiamo per forza accettare di tutto?
La nostra libertà finisce dove inizia quella dell'altro. 
In tal senso, e me ne assumo la responsabilità, rivendico senz'altro il diritto di informare. 
Ma truffe, spamming ossessivo, captazione di dati, ingiurie, offese e peggio ancora, non sono fantascienza e se tutti hanno il diritto di denunciare un fatto che si ritiene possa interessare l'opinione pubblica, tutti hanno il pieno diritto di cancellare post e "amici" (non sarebbe più corretto chiamarli contatti?) di cui non si condivide il pensiero o i contenuti. 
Certi post e certi commenti, forse non ci si rende conto, fanno male più a chi li scrive che a chi li legge. 
E' un pò come autosmascherare la propria intolleranza ed il proprio fanatismo o farsi beccare con le mani nella marmellata. 
Per non parlare, poi, delle pagine e post a pagamento, ovvero "sponsorizzati", che altro non sono che pubblicità. Ed allora, cari amici, chiamatela con il loro nome. 
Non dimentichiamoci che Facebook, prima di tutto, è una grande macchina che fabbrica soldi e macina informazioni e dati personali, alla faccia della nostra privacy. Così come il novanta per cento di internet: non serve solo a scambiare informazioni e conoscenze, ma alimenta flussi di denaro inimmaginabili per i comuni mortali. Così come può alimentare personalismi psicotici ed esaltati.
Occorre perciò prudenza e saggezza. Sia nel diramare informazioni, sia nel riceverle. 
E pazienza se qualche pseudo-amico si offende se lo cancellate dalla vostra cerchia. Prima di tutto rispettate voi stessi. 
L'amicizia è ben altra cosa che un "like", sponsorizzato o meno. Anche questa è libertà e non solo di pensiero.
By Michele Barbera