martedì 16 maggio 2017

SCOPERTO E DENUNCIATO UN PLAGIO AL PREMIO ZINGARELLI: "ASSEMBLAGGIO" D'AUTORE NELLA SEZIONE POESIA INEDITA


Vergogna, vergogna, vergogna.
Nella nostra Italietta dei "furbi" non mancano gli pseudo-poetucoli che si arrangiano anche per partecipare ad un concorso letterario, nella vaghissima speranza di ritagliarsi uno spazio di vanità personale effimero e menzognero. 
Probabilmente in certi (spero pochi) casi riescono a farla franca. 
In altri fortunamente no. 
E' il caso di uno pseudo-autore (o autrice) che, quale membro della Giuria del Premio Zingarelli, non posso esimermi dal biasimare pubblicamente. 
La Giuria del Premio non ha avuto remore nell'investigare sul plagio e nell'escludere ovviamente dalla competizione la "composizione". 
E' stata resa nota, dopo i risultati del Premio anche questa notizia, per scoraggiare eventuali emuli di questo asino (o asina) pennivendolo/a. 
Ecco il comunicato stampa della Presidenza del Premio: 

La nostra GIURIA ha riscontrato una poesia regolarmente iscritta al concorso che è risultata un plagio, la poesia è stata assemblata con cinque strofe tratte da poesie di autori famosi : 1° - Borges (Amoroso auspicio) – 2° – Pablo Neruda (La notte nell’isola) – 3° – Guido Gozzano (Cocotte) – 4° – Stratone di Sardi (Il bacio) – 5° Catullo Carme V (Mille baci e ancora cento).

Spero tantissimo che la brutta esperienza di questo pennivendolo/a cessi, così come anche la voglia di scopiazzare illustri autori. 
Quanto sopra, serva di sprono alle Giurie a non fidarsi troppo delle dichiarazioni di "originalità" e di non limitarsi ad una lettura superficiale dei testi. 
Essere componenti di una Giuria di un premio è sicuramente un impegno non solo culturale, ma anche di correttezza e di trasparenza nei confronti di tutti i concorrenti e gli autori che con sacrificio personale creano le loro opere e meritano tutto il rispetto dovuto ai veri artisti.
Un compito che la Giuria del Premio Zingarelli ha svolto egregiamente!
Un Augurio di Buon Lavoro agli autori onesti ed alle Giurie attente!
By Michele Barbera 

VII Concorso Internazionale di Poesia "S. Antonio Abate" - Barcellona P.G. (Me) - Scadenza 31 maggio 2017

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: 



La Parrocchia di S. Antonio Abate in Barcellona Pozzo di Gotto indice la VII edizione del Concorso Internazionale di Poesia “S. ANTONIO ABATE”, con finalità a scopo benefico.

Art. 1 - Il Concorso è aperto a tutti i poeti italiani e stranieri residenti in Italia e all’estero, purchè gli elaborati siano in lingua italiana. Ogni lirica non deve superare i 40 versi.
Art. 2 - Il concorso è articolato in 5 sezioni:
sez. A: POESIA IN LINGUA ITALIANA, edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti;
sez. B: POESIA IN LINGUA SICILIANA, edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti, con allegata traduzione;
sez. C: POESIA DIALETTALE (di tutte le regioni italiane), edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti, con allegata traduzione;
sez. D: POESIA RELIGIOSA, edita e inedita, in lingua italiana e in vernacolo, a tema: “Nella gioia del Vangelo… la Parola di vita che salva”, mai premiate ai primi 3 posti ;
sez. E: POESIA JUNIORES “Primi passi” (fino a 17 anni), edita e inedita, a tema libero, mai premiate ai primi 3 posti.
 Art. 3 - Ogni concorrente può presentare fino a un massimo di 3 componimenti poetici, non superiore ognuna ai 40 versi (eccettuato gli spazi tra le strofe e il titolo), redatte su foglio formato A4, in n. 7 copie anonime, delle quali una soltanto in busta chiusa riportante all’esterno della stessa la sezione dove si intende partecipare. La copia in busta chiusa dovrà essere firmata, completa di cognome e nome, indirizzo, recapito telefonico (anche del cellulare), indirizzo e-mail, e inserita nel plico di spedizione. E’ gradito eventuale curriculum letterario e breve biografia;
 Art. 4 – La SCHEDA DI PARTECIPAZIONE, allegata al bando, completa in tutte le sue parti, dovrà essere inserita nel plico di spedizione contenente le opere partecipanti in formato anonimo (non inserirla nella busta piccola contenente la copia completa dei dati richiesti!);
Art. 5 – Ogni concorrente può partecipare a una o più sezioni;
Art. 6 – La quota di partecipazione, a copertura delle spese di segreteria, è così suddivisa:
  • per 1 sezione: € 10,00
  • per 2 sezioni: € 15,00
  • per 3 e 4 sezioni: € 20,00
Sezione E - Poesia Juniores: GRATUITA (è gradito un libero contributo)
La quota potrà essere inviata in contanti, ben celata nel plico di spedizione, tramite versamento su carta PostPay Evolution n° 5333 1710 3827 8830, oppure con bonifico su PostPay Evolution – n° IBAN: IT31E0760105138210851010861” – CF: LQANCC80B53A638F intestato a Nuccia Aliquò - Causale: “spese segreteria 7° concorso di poesia”, accludendo copia del bonifico e del versamento nel plico con gli elaborati;
Art. 7 – Gli elaborati vanno spediti entro e non oltre il 31 maggio 2017 (farà fede il timbro postale), al seguente indirizzo: 7° Concorso Internazionale di Poesia “S. Antonio Abate” – c/o Antonino Foti, via Stretto 1° Garrisi, 23 – 98051 Barcellona Pozzo di Gotto (Me), con posta ordinaria o raccomandata A/R. In caso di smarrimento l’organizzazione non si assume alcuna responsabilità. Per agevolare coloro che sono impossibilitati o hanno difficoltà a spedire il plico per via postale, è possibile inviare le proprie opere attraverso email, all'indirizzo ninofoti59@libero.it, sempre nel rispetto del regolamento del concorso, quota da versare su postapay. (allegare scheda di adesione e copia del versamento su post pay). Gli elaborati poetici non verranno restituiti ed andranno inseriti in una eventuale raccolta da presentarsi durante la serata di premiazione;
Art. 8 – La Commissione di Giuria, composta da esponenti del panorama letterario nazionale e del giornalismo, sarà resa nota nella cerimonia della premiazione;
Art. 9 - Ad insindacabile giudizio dei membri della Commissione di Giuria, saranno premiati i primi 3 classificati per sezione. L’organizzazione del Concorso si riserva di istituire e conferire Premi Speciali, Menzioni d’Onore, Menzioni Speciali e Segnalazioni di Merito. I premi consisteranno in coppe, targhe e diplomi, con motivazioni. L’ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE sarà consegnato a chi darà conferma della propria presenza alla cerimonia di premiazione. Agli assenti (al di la dell’esito finale) sarà inviato esclusivamente su richiesta. Al PRIMO CLASSIFICATO di ogni sezione sarà offerto anche un pernottamento in hotel (compresa prima colazione) se lo stesso proviene da fuori provincia;
Art. 10 - Le opere vincitrici e premiate (escluse le eventuali Segnalazioni di Merito) saranno lette dalla nota declamatrice letteraria CLARA RUSSO (ad esclusione delle composizioni in vernacolo);
Art. 11 – La Cerimonia di Premiazione e proclamazione dei vincitori del 7° Concorso Internazionale di Poesia “S. Antonio Abate” si terrà sabato 29 LUGLIO 2017, alle ore 19.00, nel “Giardino degli Ulivi”, dietro la chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate in Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Seguirà un rinfresco con tutti i premiati e partecipanti. Nel caso di variazioni l’Organizzazione si impegnerà a dare tempestiva comunicazione;
Art. 12 – Ai vincitori e ai premiati sarà data tempestiva comunicazione (almeno 10 giorni prima della cerimonia di premiazione) a mezzo posta o telefono o email, per consentire la loro presenza alla Cerimonia di Premiazione (da confermare entro gg. 5 dalla ricevuta comunicazione). I vincitori e i premiati sono tenuti a presenziare alla suddetta cerimonia di premiazione. In caso di impossibilità per improvvisi motivi personali (malattia, infortunio…) giustificati con tempestiva comunicazione all’organizzazione, i premi saranno spediti con spese a totale carico degli interessati. E’ consentito delegare una persona di fiducia che sia presente a ritirare il premio (delega da far pervenire all’organizzazione);
Art. 13 – I concorrenti al momento dell’iscrizione accettano in toto le condizioni del presente bando. I dati personali saranno tutelati in base al D. lgs. 30 giugno 2013 n° 196/2013, e utilizzati per il corretto svolgimento del Concorso;
Art. 14 – Il bando è scaricabile dal sito: www.concorsiletterari.it. Sarà anche creato un evento su Facebook;
Art. 15 - I risultati saranno resi noti solo la sera della cerimonia di premiazione e poi pubblicati sul sito internet sopra citato e su Facebook;
 Per ogni eventuale comunicazione, richiesta e chiarimento: ■ Sig. Antonino Foti: cell. 3338471691; tel. 0909791944 email: ninofoti59@libero.it

By Michele Barbera 

INDETTO IL PREMIO LETTERARIO MACABOR 2017


Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Premio Macabor 2017:

Duemila euro di premio e cinque pubblicazioni di opere inedite


Nell’intento di rendere possibile la pubblicazione di opere inedite soprattutto a quegli autori che non riescono a trovare una casa editrice che pubblichi e valorizzi la loro opera, Macabor Editore indice la prima edizione del Premio Letterario Nazionale Macabor 2017 per l’inedito. Il concorso è costituito da un premio in danaro complessivo di 2.000 euro e prevede la pubblicazione di cinque opere inedite di narrativa, poesia, saggistica e teatro.
Queste le sezioni a concorso:
A - Poesia inedita in italiano a tema libero - Premi: 1° Classificato Euro 1000; 2° Class. Euro 600; 3° Class. Euro 400; B - Silloge inedita di poesia ( minimo 20, max 50 poesie) - Premi: 1° Classificato: Pubblicazione dell’opera (20 copie gratuite all’autore); C - Raccolta inedita di racconti ( minimo 7, max 20 racconti) - Premi: 1° Classificato: Pubblicazione dell’opera (20 copie gratuite all’autore): D - Romanzo inedito ( minimo 30, max 200 cartelle) - Premi: 1° Classificato: Pubblicazione dell’opera (20 copie gratuite all’autore); E – Libro inedito di saggistica ( minimo 20, max 200 cartelle) - Premi: 1° Classificato: Pubblicazione dell’opera (20 copie gratuite all’autore); F – Testo teatrale inedito ( minimo 10, max 100 cartelle) - Premi: 1° Classificato: Pubblicazione dell’opera (20 copie gratuite all’autore).
Le opere devono essere inviate entro il 7 giugno 2017.
La cerimonia di premiazione si svolgerà in Calabria nella prima settimana di ottobre.
Il bando completo del premio si può scaricare dal sito della casa editrice http://www.macaboreditore.it/home/index.php/9-news-eventi/4-premio-letterario-nazionale

Macabor Editore


By Michele Barbera 


giovedì 4 maggio 2017

IL RAPPORTO FRONTEX 2017: ACCUSE, IPOCRISIE E MENZOGNE SULL'AFFAIRE DEI MIGRANTI, CHI NE APPROFITTA



Ebbene il rapporto FRONTEX, da cui trae le mosse il Procuratore Zuccaro esiste ed è pubblico.
Chiunque lo può consultare (almeno sin tanto che lo tengono pubblicato sul sito).
Il rapporto esiste e non è tranquillizzante. Tutt'altro.
A pag. 34 si legge: Apparently, all parties involved in SAR operations in the Central Mediterranean unintentionally help criminals achieve their objectives at minimum cost, strengthen their business model by increasing the chances of success.
Che tradotto (scusate il mio pessimo inglese) fa così: "apparentemente tutte le parti coinvolte nelle operazioni SAR nel Mediterrano Central aiutano involontariamente i criminali a raggiungere i loro obiettivi al minimo costo, rafforzando il loro modello di affari con un incremento delle probabilità di successo".
Ed ancora, This is not a new strategy, but the scope of the problem is alarming. (questa strategia non è nuova, ma la portata del problema è allarmante).
Poco prima, nell'illustrare il crescente sfruttamento a livello criminale delle rotte nel Mediterraneo centrale, il rapporto afferma che  it transpired that both border surveillance and SAR missions close to, or within, the 12-mile territorial waters of Libya have unintended consequences (si è verificato che le operazioni di sorveglianza dei confini e le missioni SAR vicino o dentro le dodici miglia delle acque territoriali libiche hanno avuto conseguenze impreviste).
Da ultimo, FRONTEX specifica che Since June 2016, a significant number of boats were intercepted or rescued by NGO vessels without any prior distress call and without official information as to the rescue location. NGO presence and activities close to, and occasionally within, the 12-mile Libyan territorial waters nearly doubled compared with the previous year, totalling 15 NGO assets (14 maritime and 1 aerial). In parallel, the overall number of incidents increased dramatically.
(dal giugno 2016 un significativo numero di barche sono state intercettate o soccorse da navi  ONG senza alcuna preoccupazione, senza precedente avviso (chiamata) e senza dare informazioni ufficiali sulla località di soccorso. La presenza e l'attività delle ONG, vicine ed occasionalmente dentro le acque territoriali libiche, dodici miglia, è quasi raddoppiata rispetto all'anno precedente; per un totale di 15 asset ONG (14 marittime e 1 aereo). Parallelamente, il numero degli incidenti è aumentato drammaticamente).
Ecco il link al rapporto completo ed originale:
E' necessario indagare, e subito. I risvolti di questa situazione sono davvero imprevedibili ed a farne le spese sono sopratutto loro i migranti, vera e propria carne da macello, o, meglio, un business, gestito in modo crudele e senza scrupoli da criminali che "sfruttano" anche la presenza (ingenua o no è tutto da vedere) delle ONG.
Le indagini debbono essere svolte senza ipocrisie inutili e con la gravità del caso, se necessario con l'intervento delle organizzazioni non solo europee ma anche mondiali. 
Nessuno ha il diritto di speculare sul traffico di vite umane.
By Michele Barbera


venerdì 28 aprile 2017

LETTURE E RECENSIONI: "A 'CCU APPARTENI?" DI GREGORIO VIVIANI

La Storia non è fatta solo di battaglie, guerre, morti e rivoluzioni. La Storia ha spesso il sapore delle cose comuni, dei piccoli fatti quotidiani, delle moltitudini silenziose che attraversano ed intersecano con la loro vita, un territorio, segnandone e marcandone la peculiarità antropica. Così l'uomo vive intessendo con il territorio, con il suo habitat una relazione personale destinata a sopravvivergli, costituendo la Tradizione e la Memoria di un popolo. Nasce così il genius loci, quella particolare antropomorfizzazione della coscienza collettiva che rende la realtà Mito, ed il ricordo Storia.
Gregorio Viviani
La lezione dei grandi storici che da secoli raccolgono la memoria dei popoli e degli eventi, offre un taglio particolare quando riguarda uno spicchio di territorio, fatto non solo di cose materiali, ma anche e sopratutto delle peculiarità umane che lo hanno abitato, del ricordo delle tradizioni, dei fatti che rendono quel territorio unico. 
La storia, diceva un grande filosofo del secolo scorso, può guardarsi con il cannocchiale o con il microscopio ed in tutti e due i modi si rimarrà affascinati dalla ricchezza delle proprie scoperte. 
Gregorio Viviani, un illustre figlio di Menfi, da anni ha preso il mano il microscopio, passando in rassegna la storia del quotidiano, il "cuntu" del curtigghiu, le filastrocche inventate e tramandate a memoria dai nonni ai nipoti, fino ad incesellare le 'ngiurie, i soprannomi che designano una famiglia, in una carrellata di aneddoti, ricordi ed immagini fotografiche che rendono viva la memoria di Menfi e la restituiscono alle generazioni future. 
Gregorio riceve il riconoscimento
di Custode della identità territoriale 
Il suo almanacco - A 'ccù apparteni - nel 2017 è giunto alla ragguardevole e considerevole meta della undicesima edizione, stampato in migliaia di copie, distribuite gratuitamente grazie all'illuminato mecenatismo degli sponsors. Quest'opera è diventata ormai una pietra miliare di chi voglia confrontarsi con la tradizione storica popolare della Città di Menfi. Sebbene il filone della storiografia menfitana sia particolarmente nutrito, ricordiamo Santi Bivona, il maestro Piazza, Gioacchino Mistretta, il commendatore Bilello, Rocco Riportella, il dottore Nino Bondì e tanti altri che si sono prodigati a custodire e tramandare le origini, le tradizioni ed il vissuto storico del centro abitato belicino, l'opera di Viviani si distingue certamente per la freschezza, l'originalità e la genuina spontaneità che la fa rassomigliare a certi scritti di Pitrè, con la certosina attenzione di chi ha svolto con passione le ricerche e di chi vuole essere testimone attento, non semplice spettatore, di quel grande teatro che è la storia popolare, della quale con orgoglio rivendica la propria appartenenza.
Complimenti al nostro Gregorio Viviani, anche perché con la sua opera ha ottenuto il meritato riconoscimento di "Custode della identità territoriale",  ed un augurio di mille altre edizioni del suo prezioso almanacco.
By Michele Barbera 

lunedì 10 aprile 2017

IL DONO DELLA VITA E LE FALSE GUERRE DI RELIGIONE


Spesso si ammazza in nome di Dio. Si commettono ingiustizie in nome di Dio, ma questo non ha niente a che vedere con il senso profondo della vita che Dio ci ha dato.
Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la Pace e Profeta della Non violenza.
Non abbiamo giustificazioni: ebrei, cattolici, cristiani, ortodossi, musulmani, induisti e chiunque altro creda che vi sia un Essere eterno, perfetto, Creatore di questo Universo.
Non esistono guerre di religione, non è lecito uccidere in nome di Dio.
Non è religione, quella per cui si uccide, è intolleranza religiosa, fanatismo, terrorismo, bestemmia, in cui l’uomo si autoelegge a padrone della vita e della morte degli altri. È blasfemia vigliacca ed oscena.
La storia ci ha insegnato che tutte le guerre NON hanno mai avuto alcun senso. Sono guerre di distruzione, predazione, di conquista, di invasione, di soppressione di diritti umani e civili. Guerre di morte che alla fine hanno lasciato piste rosse di odio e di sangue tra individui che vivevano come fratelli, prossimi l'uno all'altro.
Le guerre sono bestemmie e lo sono ancora di più se ammantate da pseudo motivazioni religiose o da dottrine fuorvianti e deliranti.
Nessun credo religioso o filosofico può rendere lecita l’uccisione di quel prossimo che dovrebbe migliorare o, al più, convertire.
Non confondiamo il peccato degli uomini con una qualità o comandamento divino.
Non uccidere. Questo è stato detto. 
Uccidere è da bestie. E per l’uomo lo è ancora di più perché l’uomo è cosciente del gesto e possiede l’intelligenza necessaria per comprendere l’abominio e la nefandezza del privare la vita un altro essere umano.
Nessun paradiso accoglierà mai chi uccide il prossimo.

By Michele Barbera 






sabato 1 aprile 2017

LA GUERRA MONDIALE 3.0: BATTAGLIE CIBERNETICHE ED IL VANTAGGIO DELLA RUSSIA

Un fantastico Risiko virtuale: dove le battaglie corrono sul filo del web, le “truppe” percorrono migliaia di chilometri nei fasci di fibre ottiche, per creare confusione mediatica, spiare, depistare, sconvolgere assetti finanziari, economici, politici. Non conviene troppo scandalizzarsi, se non per il fatto che queste “battaglie” virtuali hanno effetti molto, ma molto reali. E sono vere, purtroppo.
Date agli USA un Presidente come Trump ed avrete conquistato l’America. Un presidente come Ciuffone Trump, cocciuto come un asino ed acuto come una talpa miope, è il massimo che Faina Putin, dall’altro lato del tavolo da gioco, poteva chiedere. Un presidente che sicuramente ha contribuito a far eleggere, sconfessando tutte le previsioni.
Putin, freddo, glaciale, gerarca nazionalista ed assolutista sino al midollo, stratega senza scrupoli né remore, da quando è al potere ha allargato la Russia e non soltanto come sfera di influenza, ma fisicamente, come territorio. Basti pensare all’Ucraina, alla Siria. E da tempo ha fatto un pensierino pure sulla Turchia.
Putin ha compreso che i tempi sono cambiati e le guerre non si fanno e non si vincono solo con gli eserciti. Occorre qualcosa di più. Bisogna insinuarsi nel sistema informatico del nemico, deviare opinioni, creare consensi, suscitare scandalo. Veicolare informazioni fasulle, hackerare banche dati e sistemi di corrispondenza. Per poi colpire al momento opportuno.
Destabilizzazione. Questa è la parola chiave. Che Ciuffone Trump, tutto preso a mostrarsi i muscoli allo specchio, non ha capito.
Putin non vuole invadere l’America. Perché l’ha già fatto. Se i suoi servizi informatici sono in grado di influenzare le opinioni politiche della maggioranza (o quasi) degli americani, il gioco è fatto. Il gigante americano ha iniziato a corrodersi dall’interno.
E Putin è là che aspetta. Pronto a rinfocolare la guerriglia nel Medio Oriente o finti colpi di stato in Turchia, per poi presentarsi come pacificatore, alleato, tutore. Ed il gioco sta tutto dalla parte della Russia.
È una guerra fatta di bombe invisibili, ma non per questo meno spietata, di cannonate informatiche, ma gli effetti sono reali, verissimi, concreti: crisi economiche, consenso deviato, invasioni con pseudo-aiuti di territorio, formazioni terroristiche che colpiscono in modo randomizzato l’Occidente. Il vecchio continente diviso ed in fibrillazione. I movimenti populisti grassi di convinzioni e frasi fatte che, da imbecilli patentati e falliti nella vita reale, osannano le loro idee da “nano-cervelli”, pronti a governare con la loro presunzione da razzisti incapaci per prendere il posto a classi politiche da circo, fatte da imbroglioni, bugiardi ladri e parassiti.
Ed, in questo momento, Ciuffone Trump è quanto di peggio gli Stati Uniti ed il mondo occidentale potevano avere: l’uomo sbagliato, al posto sbagliato, al momento sbagliato.

By Michele Barbera 

mercoledì 29 marzo 2017

UNA DONNA SEPPELLIRA’ L’ISLAM ESTREMISTA, OVVERO LA RIVOLUZIONE PASSA DAL BURQA

Diciamocelo pure: è dura abbandonare certi stereotipi, come quello della donna debole e sottomessa. E quando non basta il pregiudizio, o qualche "acuta" prescrizione divina, allora si fa strada la violenza, bestiale e feroce, per ristabilire una supremazia fra sessi che non c’è mai stata realmente. O, se lo è stata, non è mai stata rassegnata. Le grandi rivoluzioni della storia dell’umanità sono sempre state contrassegnate, checché se ne dica, da grandi figure femminili.
Nell’Islam, la religione fondata da Maometto il 27 del mese di ramadan dell’anno 610 d.c., le donne hanno vissuto una condizione inferiore, dettata più dalla “interpretazione” del Corano che dalla lettera del Corano stesso. Lo scrittore e studioso del Corano Hamza Roberto Piccardo afferma che L’uomo e la donna sono due realtà complementari imprescindibili l’una dall’altra. Se così non fosse, Allah (gloria a Lui l’Altissimo) non avrebbe formato Eva dalla costola di Adamo, avrebbe fornito entrambi i generi di apparati riproduttivi completi ecc. Poi, però, si perde, affermando che, comunque, “l’uomo è superiore”. Punto. Diciamo piuttosto che l’uomo ha ammantato la sua supremazia adducendo anche le “illuminazioni” religiose a pretesto.
Ma ciò non ha impedito, nel mondo islamico, alle donne di conquistare gli spazi pubblici e la leadership che per secoli le è stata negata. E non sto parlando di Rawya Ateya, eletta nel 1957 al Parlamento dell'Egitto, prima parlamentare donna del mondo arabo o di Benazir Bhutto, primo ministro del Pakistan dal 1988 al 1990 e dal 1993 al 1996, né di Tansu Çiller, primo ministro della Turchia dal 1993 al 1996 o di Megawati Sukarnoputri, presidente dell'Indonesia dal 23 luglio 2001 al 20 ottobre 2004.
Sto parlando di una rivoluzione che parte dal basso, dalla donna comune che rivendica il suo ruolo e la sua libertà sia come individuo che nella conduzione della società.
Così come nel caso di Teegan, figlia 18enne dell’attentatore Khalid Masood che si è rifiutata di obbedire agli ordini del padre: convertirsi all'Islam e indossare il burqa. In polemica con il 52enne killer di Westminster, la ragazza si è presentata ad una serata per studenti con un abito scollato.
In questo semplice gesto sta una forza scatenante che da sola può sconfiggere realmente ogni estremismo radicale. Più degli eserciti. Più delle bombe. È la forza delle idee, del buon senso, dell’essere liberi e rispettare, al contempo, la libertà degli altri. E questo a dimostrazione, ancora una volta, che il futuro dell’Islam è sempre più donna. Brava Teegan!

By Michele Barbera

domenica 5 marzo 2017

LETTURE E RECENSIONI: LA VICENDA DI MONS. GIANDOMENICO FALCONI – PRELATO DI ACQUAVIVA E DI ALTAMURA di LUCIANO ROTOLO


La preziosa opera di ricerca storica di don Luciano Rotolo, confluita in quest’opera ha come significativo sottotitolo “Un Vescovo e  un patriota nella bufera dell’invasione piemontese”.
La storia la scrivono i vincitori, si sa, e non è dato conoscere un’eccezione a questa regola. Già l’Antica Roma aveva istituzionalizzato la damnatio memoriae, come pena riservata al traditore – vero o presunto – le cui gesta o la cui persona non meritasse neppure il ricordo, una condanna all’oblio che si traduceva nella distruzione fisica di tutto ciò che ricordasse o potesse costituire memoria del condannato.
Giandomenico Falconi divenne vescovo di Acquaviva e Altamura a furor di popolo nel 1848 e la sua nomina fu confermata prima dal Pontefice Pio IX e poi dallo stesso Re Ferdinando II. Il legame con il Pontefice e con il Sovrano di Casa Borbonica costituirono un saldo punto di riferimento per Falconi che si prodigò in modo eccezionale verso il popolo che lo aveva acclamato propria Guida spirituale. Ma non bastarono le opere di filantropia, una fervida attenzione per le esigenze del popolo, l’ortodossia spirituale e l’attaccamento al Pontefice  ed un vivido spirito di Patria, a salvarlo dalla epurazione che la conquista piemontese operò nei territori del Regno delle Sue Sicilie.
E non fu azione solitaria dell’ormai riconosciuta azione anticlericale del solito Garibaldi, strumento acconcio nelle mani di fini strateghi, quanto piuttosto una sistematica politica di destituzione e di delegittimazione delle gerarchie ecclesiastiche che potevano in qualche modo essere fedeli o al Re Ferdinando II o al Papa Pio IX, entrambi obiettivi della politica espansionistica che condusse alla invasione cruenta del Regno delle Due Sicilie e dello Stato Pontificio.
Come tanti altri Vescovi, Mons. Falconi fu costretto all’esilio coatto, ad abbandonare la Diocesi per cui poteva essere, e lo era, un punto di riferimento imprescindibile.
Nel volume di Luciano Rotolo una parte centrale ed originale riveste il testo della Lettera Pastorale, redatta da Mons. Falconi il Venerdì Santo del 1861, dalla sede dell’esilio e pubblicata dal periodico “L’Unità Cattolica” nello stesso anno in un supplemento al n.22. In questo documento storico eccezionale, recuperato di recente grazie alla ricerca di don Luciano Rotolo, il presule non esita a denunciare la minoranza facinorosa che lo ha perseguitato, volendo colpire in lui la sua azione pastorale, ma –altresì – sullo sfondo del complesso scenario storico, manifesta la sua aspirazione ad una profonda opera di pacificazione sociale, improntata alla vera libertà: “…non è libertà quella che mena a sfogare gli odi, le vendette ed i rancori. …”, la vera libertà sta “…nel far trionfare la ragione, il diritto, la giustizia…”, concludendo in un afflato mistico che “Ubi Spiritus Domini, ibi libertas”.
Luciano Rotolo riporta l’interrogativo di Nunzio Mastrorocco, storico pugliese, il quale chiede in una sua ricerca, ancora influenzata dai pregiudizi ufficiali, se “potrebbe essere stato il Falconi un grande Prelato, malgrado tutto quello che si è scritto di lui in funzione di un eccessivo liberismo e cieco anticlericalismo che caratterizzava quel momento storico?»
A questa domanda l’opera del sacerdote Luciano Rotolo risponde senza sì e senza ma, con dovizia di argomentazioni storiche e di reperti inconfutabili: Mons. Falconi, ed assieme a lui, tanti altri, fu “vittima simbolica”, colpito nella sua innocenza solo per essere stato fedele al suo popolo, al suo Re e, soprattutto, al suo Papa, travolto dalla “bufera” dell’invasione piemontese.
By Michele Barbera 

sabato 25 febbraio 2017

TRUMP, OVVERO DELL’AUTODISTRUZIONE





Eletto Presidente quasi per caso (se è vero quello che lui ha detto a Berlusconi e se è vero quello che dicono tutti), Ciuffone Trump è diventato un simpaticone: ci ha insegnato che si può governare gli Stati Uniti (l’America per eccellenza) come se si giocasse a Risiko o a Monopoly. Ed il muro lo faccio anzi no, dazi a manata, strappo dei trattati, un missile qua, no, mi piace là. E Putin lo voglio, no, non mi piace. E la Cina stia attenta. Ma perché? In fondo siamo amici. Grandi idee, sicuro, forse non ben chiare.
Non che in Italia siamo messi meglio. La politica, ahinoi, ci ha abituati ai voltagabbana, agli opportunisti, agli avventurieri ed agli apprendisti stregoni, ai profeti del giorno dopo ed alle congiure del giorno prima.  
Ma in America è diverso, è tutto più grande, più fantastico. 
Debbo dare ragione a quel buon uomo che disse l’America è come un grande stomaco: digerisce di tutto. Pure un Presidente pasticcione alla Casa Bianca. Einstein catechizzò che Dio non gioca a dadi con l’universo. Ecco, a Trump quell’Einstein gli deve stare sulle scatole. Meglio fare un po’ di casino e, pazienza, se poi finisce come ad Atlantic city ed è costretto a chiudere i battenti. Per l’intanto, divertiamoci, mettiamo paura agli altri, cavoli, godiamocela un po’ la Casa Bianca.  
Ciuffone Trump è, pure, in grado di cancellare l’effetto serra, l’inquinamento atmosferico (vuoi mettere il sano smog delle metropoli?) e pure quegli antipatici dei messicani. Una vera e propria idiosincrasia. Forse avrà avuto qualche governante messicana che non gliel’ha data o un giardiniere che potava male le rose.
Simpaticone quel Ciuffone Trump. Anche per come rimbrotta la moglie davanti a mezzo mondo. Ma si sa le donne non ne capiscono nulla di politica, che vuole quella di più dalla vita che essere la moglie (la terza, che a chiamarla “first” lady Ciuffone si mette a ridere) di lui, di Ciuffone Trump? Ed allora dovrebbe starsene a tranquilla in qualche beauty e non ocheggiare dietro di lui. Già. 
Lui sì, Ciuffone, che di donne se ne intende.
L’America sarà anche un grande stomaco. Ma speriamo che evacui presto. Altrimenti qualcuno dovrà darle un lassativo.
By Michele Barbera

martedì 21 febbraio 2017

TASSARE I ROBOT? MEGLIO TASSARE I PROFITTI DEI SUPER RICCHI



L'arciplurimiliardario Bill Gates invoca la tassazione sui robot perché (lui dice) tolgono lavoro agli esseri umani, in virtù di una "equiparazione" secondo cui il lavoro di un robot deve essere equiparato a quello di un essere umano. E perciò deve essere tassato. Una boiata pazzesca. 
Un uomo che lavora ha una sua identità, una sua persona, può infortunarsi, può avere una famiglia, altri interessi oltre il lavoro. Ha necessità di servizi come la scuola, la sanità, la previdenza. Ha dei passatempi, può leggersi un libro o scrivere un post su un blog.
Un uomo non è una macchina che si sfascia e si ripara. Una macchina non ha bisogno di dormire, di giorni liberi, ferie o tempo per svagarsi. 
Un uomo sì e Bill Gates non mi convincerà mai del contrario. 
Semmai, tassiamo i "super profitti", a Bill Gates in primis, quelle rendite parassitarie che derivano dall'uso subdolo di internet e dei software, liberiamoci da quelle gabbie economiche che estorcono soldi ai consumatori con truffe legalizzate o dai trucchi come l'obsolescenza programmata di elettrodomestici o apparecchiature che invogliano alla sostituzione immediata ed al super consumismo. 
Ci sarebbe lavoro anche a riparare le macchine, piuttosto che ingrassare le multinazionali, cambiando la lavatrice ed il frigorifero ogni due anni.
Miliardi e miliardi di dollari che maturano con un clic, grazie ad algoritmi parassiti ed a programmi fishing che sfruttano l'iperconsumismo. 
Quelle di Bill Gates sono lacrime di coccodrillo.
Sono i "superprofitti" che scatenano le disuguaglianze sociali, le guerre, i conflitti. E' la corsa al potere, alla ricchezza, al benessere. Vige solo una regola: quella del più forte. E del più avido.
Superprofitti non correlati a lavoro o a investimenti  ma solo a furbizie informatiche, a trappole tecnologiche, sfruttamenti di risorse in modo sregolato ed a sperequazioni favorite dal "libero" (si fa per dire) mercato.
E quando questo non basta a soddisfare l'avidità dei padroni del denaro, ecco una crisi finanziaria che divora risparmi e futuro del popolino ignorante, per renderlo ancora più schiavo dei suoi bisogni: ma tranquilli, il denaro non si è volatilizzato, ma solo trasferito di mano, inghiottito dalle capaci tasche degli speculatori.
Ora i supermiliardari del mondo hanno paura, paura di perdere il controllo di quei meccanismi sociali e politici che garantiscono la loro ricchezza e cercano alibi paranoidi che non hanno. 
Eppure basterebbe ricreare le condizioni di sviluppo locale, senza colonialismi economici e fare a meno di globalizzazioni senza regole e, sopratutto, basterebbe vietare (e lo si potrebbe fare) i superprofitti e le rendite parassitarie: miliardi di dollari generati dalla disperazione e dallo sfruttamento dei poveri. Questo sì che sarebbe rispettoso dell'uomo e si potrebbe realizzare. Basta volerlo.
By Michele Barbera  

domenica 19 febbraio 2017

UNA STORIA, LE STORIE


E' difficile a volte cambiare. Ma senza cambiamenti non si scrive la storia, nessuna storia. A volte, magari, si torna con la mente al passato, con i ricordi, le memorie. Ma nessuno può fermare quel fiume immenso che è il progresso storico, umano e sociale: e quando ci illudiamo di essere fermi, proprio in quel momento la corrente ci strascina oltre, ancora più avanti, inconsapevolmente.
Così anche noi - nel nostro piccolo - sentiamo a volte l'esigenza di cambiare, e non è semplicemente una questione di moda. Piuttosto, di allargare orizzonti, confini, idee. 
E ciò nell'intento di captare l'onda lunga della coscienza collettiva, della sensibilità che ci fa vedere l' "oltre", al di là degli schemi, dell'informazione precotta e delle idee congelate. 
Questo blog, ormai, non è più mio, o, meglio non è solo mio; e quasi mi seccherebbe che lo fosse. 
Spesso mi è capitato di avere un dialogo dietro le quinte con i miei lettori, ogni tanto ricevo idee, suggerimenti, riflessioni di un pubblico che non sapevo e che mi lusinga di avere. 
Ora ci sono i miei "ragazzi" (chiamarli redazione proprio non si può). Hanno dato una spinta creativa al blog, riservandomi l'onore di "non mettermi da parte". 
E' utile il confronto con i più giovani, con chi ti vede allo specchio. 
Così l'altra sera in pizzeria, è venuta fuori l'idea di raccontare nel blog "un'altra storia". 
La nostra storia, senza pretese, né paura. Una storia che riteniamo importante, scritta con i libri, con la cronaca, con la libertà di chi non deve rendere conto a nessuno se non alla propria coscienza. Non abbiamo pretese di verità, ma di libertà. Nel rispetto degli altri, ma senza timori reverenziali. Con il gusto per l'inedito o l'inusuale. 
Informazione piccola, locale, ma anche momenti di pensiero collettivo, sui grandi eventi e su ciò che per noi conta. 
I post continueranno (almeno per ora) ad avere la firma del "sottoscritto, personalmente di persona", ma dietro avranno le idee, la creatività, dei miei strani, geniali ed "anonimi" (almeno per ora) sponsor. 
Un saluto a tutti, con l'augurio di avervi sempre come lettori, e vi assicuro che sarà tutta "un'altra storia". 
By Michele Barbera 

giovedì 16 febbraio 2017

NON GIUDICATE QUELLA MADRE


La vicenda triste di Lavagna, con il giovane che si è suicidato perché sorpreso con l'hashish, davanti agli occhi della Guardia di Finanza che stava perquisendo la casa e davanti gli occhi della madre, ci insegna molto. Ci insegna a non fidarci delle apparenze, perché non è stato un controllo casuale, ma è stata la madre a chiamare gli agenti, perché non c'era altro modo e non sopportava più di vedere suo figlio quindicenne soffocare tra le spire di quel maledetto mostro chiamato droga. Ci insegna a non fidarci di chi vuole che le droghe siano liberalizzate, che le distingue tra leggere e pesanti, che non legge negli occhi del drogato il dramma di un'esistenza perduta già a soli quindici anni. Ci insegna ad amare il coraggio di una madre che davanti la bara del figlio trova la forza per denunciare che lo “sballo” è qualcosa di profondamente sbagliato, che non porta da nessuna parte, che è un atto contro la vita. Ci insegna ad apprezzare la vita, che intorno a noi c'è un mondo che merita di essere esplorato, vissuto, che nessuna difficoltà può essere tanto grande da farci rifiutare i nostri errori e le nostre mancanze. La vicenda di Lavagna ci insegna che la famiglia non è un foglio anagrafico, ma un luogo di incontro e di scontro, un qualcosa che si costruisce ogni giorno e che cresce assieme a noi, anche con i nostri sbagli e con le critiche degli altri. Un luogo dove il silenzio può essere il peggiore dei mali. Dove chiedere aiuto, trovare rifugio, che significa anche ammettere i propri errori, sicuri che troveremo conforto e che prima ancora della pena arriverà il perdono. Significa anche che essere genitori e figli non è vivere a compartimenti stagni, ma essere vasi comunicanti, che lo si voglia o no e che quel che succede ad uno lo vivono anche gli altri. La vicenda di Lavagna insegna molto, anche che l'amore di una madre è il più grande dono che possiamo ricevere e rifiutarlo è il peggiore dei mali, anzi, è il rifiuto stesso della vita.
By Michele Barbera  

mercoledì 8 febbraio 2017

L'EURO? NON MI PIACE, MA ME LO TENGO

E' inutile. Decisamente noi italiani non ci sappiano fare con le “decisioni storiche”. Se guardiamo al recente passato o anche prima, le scelte di politica strategica, specie quelle internazionali, non fanno per noi. Ci lasciamo coinvolgere e stravolgere: dalle passioni, dagli entusiasmi facili, senza considerare conseguenze e, sopratutto, senza essere adeguatamente preparati.
Così è stato per l'euro.
Abbiamo aderito con una faciloneria che rasentava la dabbenaggine: risparmi dimezzati, prezzi raddoppiati, un'inflazione reale che nei primi due anni ha divorato l'economia del Paese, sino a ridurlo all'osso.
Non eravamo preparati. Già. Facile dirlo con il senno di poi. Però è anche vero che i nostri governanti (quelli delle decisioni storiche) non hanno fatto nulla per impedirlo.
E' anche vero che una moneta in sé non è buona o cattiva. Ma un pessimo cambio, sì. Ed è vero che fra i paesi area Euro esistono ancora tensioni monetarie interne, quello che una moneta unica avrebbe dovuto estinguere. E' il famigerato spread. In pratica noi emettiamo titoli alla pari con l'ex “marco tedesco”, sui quali – però – paghiamo interessi italiani. Questo perché i titoli del debito pubblico sono diversi da Paese a Paese. Ogni paese emette i propri ed ogni paese paga gli interessi che il mercato richiede: più titoli emette, più gli interessi si alzano, più i tedeschi sbraitano contro il debito pubblico italiano.
Ora, sull'onda della Brexit, tutti vogliono tornare alla lira. Al solito, un'altra “decisione storica” a cui vogliamo credere con l'entusiasmo di bambini che si trovano di fronte un lecca lecca gigantesco pieno di coloranti, conservanti ed additivi: lo vogliono a qualsiasi costo, anche se dopo staranno male.
Intanto, va detto che la Gran Bretagna ha mantenuto la sovranità monetaria e non ha mai aderito all'euro. I vincoli che lei ha con l'Unione Europea sono di mera natura contrattuale. Paradossalmente, la Gran Bretagna ha sfruttato l'Unione divenendo sede – con un regime fiscale favorevole – di importanti multinazionali ed ospitando nel listino di borsa titoli di tutto il mondo. Ma anche la Gran Bretagna ha subito l'onda lunga di una crisi economica provocata dallo scollamento tra l'economia finanziaria (basata sul nulla) e l'economia reale (contrazione della produzione, rottura degli equilibri medio-orientali, emigrazione africana, etc...). Anzi, Londra è stata una delle capitali della crisi finanziaria. La reazione più semplice è stata quella di tagliare drasticamente i fattori esterni, per concentrarsi su un consolidamento interno. Ed ecco la Brexit, che non è stata una volontà di quattro bifolchi, ma un'attenta scelta di politica economica. Che si attuerà nel tempo e dando alla Gran Bretagna tutti i comodi opportuni.
Per l'Italia o la Francia, la questione sarebbe diversa. Sono subalterne (più l'Italia) di un'economia forte, la Germania, che ha utilizzato l'euro come un panzer per conquistare i mercati europei. La sovranità monetaria è stata azzerata, il debito pubblico ci flagella e lo spread è in mano ai bankster che speculano sui tassi di interesse.
E' chiaro che se la Francia o l'Italia uscissero dall'euro, la moneta unica non avrebbe più senso. Ma i contraccolpi sarebbero gravissimi.
I vantaggi dell'euro sono stati: la facilità degli scambi, una moneta unica per pagare le risorse energetiche, il contenimento di inflazione e quindi, la sostanziale stabilità dei prezzi e la scarsa volatilità relativa dei mercati. L'euro ha saputo persino fare fronte ad una crisi gravissima, quella greca, che rischiava di trascinare nel nulla una nazione.
Per uscire dall'euro bisognerebbe prima rafforzare l'economia interna, equalizzare il prelievo fiscale ed il costo del lavoro, rendendo appetibile l'investimento industriale in Italia, sviluppare un'autarchia energetica con le rinnovabili tale da metterci al sicuro da “ricatti” energetici, insomma creare i presupposti virtuosi di un'economia forte. Ma a quel punto sarà conveniente tenercelo l'euro.
Altrimenti, sarà il caos, con tassi di interessi alle stelle, moneta deprezzata ed inflazione a due cifre. Non dimentichiamo il sistema industriale, che abbiamo preferito “vendere” o dislocare all'estero. La vera sfida economica per il futuro è quella di ricreare la nostra economia produttiva, limitando e regolando le speculazioni finanziarie ed i virus bancari. Questo è il nostro reale banco di prova: ricostruire l'economia italiana. E questo euro o non euro.
By Michele Barbera

lunedì 16 gennaio 2017

DELL'AMICIZIA SU "FACEBOOK", OVVERO IL MONDO E' BELLO PERCHE' E' VARIO


Umberto Eco aveva una sua teoria su Facebook. Probabilmente aveva ragione. 
Il fatto è che non possiamo impedire a nessuno di dire la propria. Così è per gli "amici". Così è per l'ISIS. Così è per il M5S o per Forza Italia o per Matteo Renzi. Così è per alcuni squilibrati che postano tutto ed il contrario di tutto e sparano "ad alzo zero" su tutto e tutti. 
Ci voleva una sentenza della Corte di Cassazione penale per ricordare che Facebook non è il nostro diario privato o il nostro confessore?
A volte non ci si rende conto che quello che si scrive (in piena libertà) ovviamente non è un semplice sfogo privato, ma un "manifesto", uno stato che - se non è limitato - è accessibile a chiunque. 
Una volta si parlava di "netiquette", una sorta di autocensura e di buona educazione che avrebbe dovuto limitare "strafalcioni" ed offese varie, oltre che la diffusione di "balle stratosferiche" che solo a leggerle viene da ridere. Ora si parla di censura e se qualcuno critica qualcosa o qualcuno, il rimedio è l'ostracismo, con conseguente "offesa" dell'amico cancellato. Dobbiamo per forza accettare di tutto?
La nostra libertà finisce dove inizia quella dell'altro. 
In tal senso, e me ne assumo la responsabilità, rivendico senz'altro il diritto di informare. 
Ma truffe, spamming ossessivo, captazione di dati, ingiurie, offese e peggio ancora, non sono fantascienza e se tutti hanno il diritto di denunciare un fatto che si ritiene possa interessare l'opinione pubblica, tutti hanno il pieno diritto di cancellare post e "amici" (non sarebbe più corretto chiamarli contatti?) di cui non si condivide il pensiero o i contenuti. 
Certi post e certi commenti, forse non ci si rende conto, fanno male più a chi li scrive che a chi li legge. 
E' un pò come autosmascherare la propria intolleranza ed il proprio fanatismo o farsi beccare con le mani nella marmellata. 
Per non parlare, poi, delle pagine e post a pagamento, ovvero "sponsorizzati", che altro non sono che pubblicità. Ed allora, cari amici, chiamatela con il loro nome. 
Non dimentichiamoci che Facebook, prima di tutto, è una grande macchina che fabbrica soldi e macina informazioni e dati personali, alla faccia della nostra privacy. Così come il novanta per cento di internet: non serve solo a scambiare informazioni e conoscenze, ma alimenta flussi di denaro inimmaginabili per i comuni mortali. Così come può alimentare personalismi psicotici ed esaltati.
Occorre perciò prudenza e saggezza. Sia nel diramare informazioni, sia nel riceverle. 
E pazienza se qualche pseudo-amico si offende se lo cancellate dalla vostra cerchia. Prima di tutto rispettate voi stessi. 
L'amicizia è ben altra cosa che un "like", sponsorizzato o meno. Anche questa è libertà e non solo di pensiero.
By Michele Barbera 

sabato 14 gennaio 2017

PROPOSITI PER L'ANNO NUOVO: OVVERO COME VIVERE FELICI E SENZA INCUBI “GLOBALI”



E vabbé... pigliamocela a ridere. Siamo ad inizio anno e scommetto che ognuno di noi ha le sue piccole cerimonie, i suoi piccoli riti per allontanare la “sfiga”, una volta si diceva la jella, e propiziarsi l'anno che verrà. Chiacchere? Ne abbiamo sentite a iosa, così come le “astrostupidate” degli oroscopi radio televisivi e le vane profezie dei guru-idioti destinate al fallimento (come ogni anno). Alla fine che ci resta? Pedalare, pedalare. Sempre.
A ributtarci in una realtà fantozzianamente tetra, nonostante i nostri scongiuri, basta il telegiornale: stragi, “ammazzatine” (direbbe il maestro Camilleri), meteodisastri e i Grandi (politici, pensatori, magnati) che sembrano non avere altro pensiero che quello di prendere regolarmente per i fondelli i piccoli (cioè noi). Ed allora, per affrontare con scaramanzia e disincanto questo 2017, mi piace offrirvi un piccolo “decalogo” semiserio, fondato sulle “rigorose” “leggi di Murphy” (sfigato che più sfigato non si può). Leggetelo. Non costa nulla. Se non il prezzo di una risata.

DECALOGO DELL'ANNO NUOVO (RICICLABILE ANCHE PER QUELLO APPRESSO)
  1. Hai paura per i tuoi soldi? Allora comincia a risparmiare i soldi dei “botti” di capodanno. E' sicuro che finiscono... in fumo.
  2. Il primo gennaio, a meno della fine del mondo, sarà uguale agli altri giorni. Ed anche il due. Non aspettarti nulla di speciale e togliti quel sorriso beota e quella faccia da depresso.
  3. Durante l'anno non diventerai superman, né salverai il mondo. Né ti daranno il nobel per la pace. Accontentati di arrivare a fine mese (ed anche a fine anno) senza troppi acciacchi e di poterti permettere le ferie durante l'estate, tasse, rincari e shopping della moglie (o dell'amante) permettendo.
  4. Non hai lavoro? Lascia perdere l'oroscopo, segui un corso di inglese (solo se gratuito) e poi... datti da fare. Si accettano raccomandazioni, tradimenti, inganni etc... Sei in guerra: qualsiasi lavoro, purché lecito (o quasi), va bene. Anche abusivo e precario. Sconsigliato fare l'immigrato clandestino o il falso invalido. In ribasso anche i killer di mafia. Va bene il badante a ricco pensionato, attenzione alla forte concorrenza di rumeni e parenti... disoccupati come te.
  5. Lo Stato dà, lo Stato toglie. Quel che dà con lo stipendio e la pensione, te lo toglie con l'una tantum, il rincaro fiscale, la manovra di inizio e fine anno ed il bail in. E con la lotta all'evasione. E non importa che non sei evasore. Pagherai lo stesso. Te lo dice l'agenzia delle entrate o come-cacchio-si chiama-adesso.
  6. Le banche non cambieranno mai. Puntano dritte al tuo denaro come avvoltoi su una carogna scassata. Complici leggi fiacche, controlli assenti e le lobby occulte. Noi siamo il parco buoi. Loro le mungitrici, peggio di tenie parassite. Abolire le banche? Un miracolo che neanche il diavolo può fare. Il miglior consiglio: non fidatevi. Inutile. Ci ricascherete.
  7. Buoni propositi? Sì, come no. Ho ancora la lista di quelli dello scorso anno. Oddio ne avessi azzeccato uno. Lasciate perdere. Vivete alla giornata. Che è già qualcosa.
  8. L'amore? Ma ti sei guardato allo specchio appena alzato? Non credere che le stelle ti stiano a sorridere. Le stai guardando sottosopra. 
  9. Non cercare la felicità. Sarà lei a venirti a trovare. Se non sbaglia strada ed il navigatore funziona. A meno che Putin ed i suoi non sabotino il satellite.
  10. Il segreto del successo? Un sonoro e bellissimo “vaffa” gridato in faccia a chi ti rompe, piccolo o grande che sia, da Trump via via sino in basso. E poi un sorriso a chi ti vuol bene (sì ce l'hai pure tu). Che non ti costa nulla. E non ha effetti collaterali. E neanche Putin ci può far niente.
By Michele Barbera


lunedì 2 gennaio 2017

PREMIO NAZIONALE DI POESIA PER SILLOGI INEDITE "P. CARRERA": ECCO IL BANDO DI PARTECIPAZIONE


Ultimi giorni per partecipare con una silloge inedita al prestigioso Premio "P. Carrera indetto dall'Accademia Internazionale Il Convivio. Ecco il bando:


PREMIO PER SILLOGE INEDITA “PIETRO CARRERA” 2017 

L’Accademia Internazionale Il Convivio in collaborazione con Il Convivio Editore, al fine di divulgare la poesia italiana, bandisce il Premio “Pietro Carrera” per la silloge inedita. Il concorso si articola in una sezione unica. Si partecipa con una silloge inedita composta da un minimo di 30 poesie ad un massimo di 80. Si ammette al concorso anche la forma del poema (minimo 15 cartelle A4, corpo 12, interlinea singola, senza limiti massimi di lunghezza). Possono partecipare anche sillogi nei vari dialetti d’Italia purché rechino una traduzione in lingua italiana. Le opere in dialetto devono essere composte da un minimo di 30 poesie ad un massimo di 50 (escluse le traduzioni). Ogni opera deve rimanere inedita sino alla premiazione, pena l’esclusione e revoca del premio. Modalità di partecipazione: l’opera deve pervenire alla segreteria in 4 copie delle quali 3 anonime e una recante dati e recapiti dell’autore. Ogni autore può partecipare con una sola silloge. Gli elaborati vanno inviati a: “Il Convivio” Premio “Pietro Carrera”, Via Pietramarina–Verzella, 66 - 95012 Castiglione di Sicilia (CT) - Italia. Bisogna allegare un breve curriculum e la scheda di adesione. Ogni copia deve essere puntinata o fascicolata. Chi è impedito a spedire le copie cartacee può inviare per e-mail a giuseppemanitta@ilconvivio.org oppure a enzaconti@ilconvivio.org allegando un curriculum, copia dell’avvenuto versamento e scheda di adesione. La partecipazione al concorso è gratuita per i soci* dell’Accademia Il Convivio. È richiesto invece da parte dei non soci, per spese di segreteria, un contributo di euro 10,00 da inviare in contanti oppure da versare sul Conto corrente postale n. 93035210, intestato Accademia Internazionale Il Convivio, Via Pietramarina, 66 - 95012 Castiglione di Sicilia Iban IT 30 M 07601 16500 000093035210. Tutela dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003: L’organizzazione dichiara che il trattamento dei dati dei partecipanti al concorso è finalizzato unicamente alla gestione del premio; con l’invio dei materiali letterari partecipanti al concorso l’interessato acconsente al trattamento dei dati personali. Scadenza: 10 gennaio 2017. Premiazione: primavera 2017. I vincitori saranno avvertiti per tempo. Il verdetto della giuria è insindacabile. Ai vincitori e ai partecipanti sarà data comunicazione personale dell’esito del premio. Premi: I classificato: pubblicazione gratuita con 50 copie omaggio all’autore. II classificato: pubblicazione gratuita con 30 copie omaggio all’autore. III classificato: pubblicazione gratuita con 20 copie omaggio all’autore. I libri, regolarmente registrati, avranno il codice ISBN e verranno pubblicati da “Il Convivio Editore”. Per gli altri premiati coppe o targhe. L’Editore si riserva la possibilità di proporre la pubblicazione esclusivamente alle sillogi più meritevoli. Non si accettano deleghe per la giornata di premiazione. Contatti: Il Convivio, Via Pietramarina–Verzella, 66 - 95012 Castiglione di Sicilia (CT); tel. 0942-986036, cell. 333-1794694, 366-3747261; e-mail: enzaconti@ilconvivio.org; giuseppemanitta@ilconvivio.org; www.ilconvivio.org *Associarsi all’Accademia Internazionale Il Convivio è semplice. È sufficiente versare la quota associativa annua di € 35,00 (adulti e associazioni culturali), € 30,00 (ragazzi fino a 18 anni), sul Conto Corrente Postale n. 93035210 o tramite assegno circolare non trasferibile, oppure vaglia postale intestati a Accademia Internazionale Il Convivio, Via Pietramarina–Verzella, 66 - 95012 Castiglione di Sicilia (CT) - Italia. Il Socio ha la possibilità di: 1) ricevere gratis 4 numeri della rivista Il Convivio di pagine 100, formato A4, con copertina a colori; 2) avere inserita (a richiesta) sulla rivista durante l’anno una poesia o una recensione, o un breve racconto; 3) partecipare gratuitamente ai concorsi banditi dall’Accademia; 4) partecipare alle attività del gruppo. 
Il Presidente del Premio Giuseppe Manitta 
Scheda di adesione: Nome_______________________________ Cognome________________________________ residente in Via___________________________________________ n.____ Città________________________ Prov._______________ Tel.__________________________e-mail____________________________________________ Titolo dell’opera_____________________________________________________________________________ Accetto le norme del bando ufficiale “Pietro Carrera” e dichiaro che l’opera è di mia esclusiva creazione. Data_____________________ Firma__________________________

By Michele Barbera